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SCENARIO/ Monti e il nodo dei moderati

Immagine d'archivio (Infophoto) Immagine d'archivio (Infophoto)

In questo risultato ha influito sicuramente il malessere sociale che c’è nel Paese, ma è stato un voto contro i partiti e il loro bilancio fallimentare. Monti non c’entra in maniera diretta. 

La maggioranza quindi non corre rischi?

Le forze politiche non hanno la forza di farlo cadere, ma tutta questa fibrillazione non può far bene al governo. L’esecutivo tecnico infatti ha bisogno di una base solida, per sua natura non può convivere con le tensioni e le punture di spillo. Probabilmente però la fase del sostegno deciso e convinto è finita. 

Passando alla sinistra, il Pd ha tenuto senza brillare, ma non ha subito un crollo paragonabile a quello del Pdl. La frammentazione che emerge da questi risultati deve comunque preoccupare i democratici?

Moltissimo. Sia per quanto riguarda i tempi delle elezioni, a mio avviso da non anticipare a prima della fine della legislatura, sia per quanto riguarda la capacità di operare una sintesi e di tenere insieme un’ipotesi politica valida. Una proposta che riesca a prendere i voti senza essere surclassata dal Movimento 5 Stelle, un soggetto che comunque peserà sul futuro della politica italiana. 

Per chiudere, un commento sul Carroccio. Lei crede a chi dice che «ha vinto la Lega di Maroni e ha perso quella di Bossi»?


No, ha vinto la Lega di Tosi. Il sindaco di Verona, prima di altri e senza l’ambiguità di altri, ha posto il problema del superamento del bossismo, con tutto quello che significava.  Oggi incarna una Lega che va al di là di quello che è stata in questi anni, che ha un linguaggio concreto e pragmatico. Maroni no, anche se probabilmente potrà fare il segretario… 

(Carlo Melato) 

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