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DOPO IL VOTO/ Cattolici e giovani senza partito

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Immagine d'archivio (Infophoto)  Immagine d'archivio (Infophoto)

In anni molto lontani commentando un risultato elettorale, certo non paragonabile a quello attuale, ma con segni evidenti di scollamento tra i partiti e la società, Giovanni Berlinguer mi disse con grande preoccupazione che i partiti non intercettavano più le fasce dinamiche della società: i giovani e le forme nuove di lavoro.

L'esplosione del "grillismo" è un aspetto della drammatica questione giovanile che oramai inquina anche la nostra convivenza civile. I giovani non hanno interlocutori ormai da molti anni e il sistema dei partiti non riesce a raccoglierne le istanze profonde né ad interpretarne i bisogni. Qualcuno ha scritto che sebbene Grillo si muova su un registro molto simile a quello berlusconiano della demagogia e del populismo, poi nei fatti è stato capace di presentare candidature credibili di giovani impegnati nella società, come il candidato di Genova e come il candidato di Parma, capaci di parlare ai propri coetanei e di dare la sensazione che si possa aprire una nuova via in un sistema sclerotizzato. 

Personalmente considero Grillo una controfigura di Berlusconi nel modo in cui la sua comunicazione mediatica indulge prevalentemente allo sberleffo e all'insulto valorizzando gli aspetti "demenziali" di un sistema mediatico che è il primo responsabile della degenerazione della politica in puro intrattenimento spettacolare e in denuncia senza prospettive. Ma il "grillismo" non è Grillo che si può facilmente catalogare in una forma di populismo mediatico che valorizza la volgarità e il qualunquismo. Il "grillismo" è piuttosto la straordinaria mobilitazione di giovani ragazze e ragazzi che hanno ritrovato il gusto della politica nel dialogo porta a porta con i cittadini e nel raccogliere con molta concretezza le proteste e le delusioni che attraversano il tessuto sociale del nostro Paese. Come dicevano alcuni commentatori che hanno cercato di entrare più nel merito della situazione attuale ciò che ha funzionato nel grillismo è stata la fortunata selezione dei candidati che si pongono nei confronti degli elettori come cittadini partecipi della vita sociale.

Nonostante la retorica sulla partecipazione, i partiti tradizionali non hanno modificato in nulla il proprio stile autocratico e sono stati spesso costretti ad accodarsi a scelte di candidato delle primarie che esprimevano molto più l'umore delle popolazioni che non i disegni politici delle varie oligarchie che continuano a gestire il potere.
In questi anni un vero e proprio tornado ha investito la vita dei partiti, e il susseguirsi degli scandali che coinvolgono anche i vertici, dando a tutti la sensazione che i professionisti della politica sono unicamente interessati alla conservazione del proprio potere e dei propri fedeli, hanno fatto tabula rasa di ogni credibilità personale anche di quelli che non sono coinvolti.



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COMMENTI
29/06/2012 - un partito che affermi il diritto naturale (Andrea Sonego)

C'è ancora la possibilità di un partito, perseguito da don Sturzo, che aggreghi efficacemente quanti si riconoscono nel diritto naturale: è l'unica via per una politica efficace, fatta da persone che affermino la Realtà e non il potente di turno, e che non disperdano i loro voti tra vari partiti. Come i cristiani scontano l'affermazione di una morale che spesso si configura come moralismo, perché non supportata dall'ontologia che la sottende, e perciò spesso non vengono ascoltati, così i programmi politici e i partiti che non affermino chiaramente e coerentemente il diritto naturale, la solidarietà e la sussidiarietà orizzontale: perdono di consenso, diventano luogo di potere personale o corporativo. Pio XI nella Quadragesimo anno incita i cristiani ad aggregarsi tra loro per risolvere insieme i problemi sociali: il partito politico è l'aggregazione sociale rivolta a risolvere, in prospettiva, tutti i problemi sociali; Giovanni Paolo II, nel discorso fatto a Palermo nel 1995, lasciò intatta tale opzione preferenziale per l'aggregazione sociale, e perciò anche politica, unitaria dei cristiani, indicata da Pio XI. Ma essi non la sanno perseguire coerentemente e umilmente, con spirito di servizio. Perciò da decenni risultano poco efficaci, offrono testimonianze scadenti, non aggregano efficacemente gli uomini di buona volontà. Ad es. le elezioni europee potrebbero svolgersi vantaggiosamente sotto l'unico simbolo del P.P., anziché sotto 10 simboli. I numeri in democrazia contano

 
11/05/2012 - svolte autoritarie? (alberto cremona)

Si temono "svolte autoritarie"?Ma peggio di oggi cosa temete?Un gruppo di tartassatori incompetenti che nessuno ha eletto,nominato da un napolitano che nessuno ha eletto,telecomandati da funzionari europei che nessuno ha eletto, che ubbidiscono a banchieri che nessuno ha eletto?Ma state prendendoci in giro?Non è questa una terribile"svolta autoritaria"?Peggio di così non c'è nulla.Mussolini era voluto ed eletto dalla maggioranza degli Italiani,la destra andrà al potere legittimamente in Europa entro 7-8 anni e allora le cose cominceranno a funzionare.Anche per noi cattolici,Anche per la Chiesa.E poi:questa baggianata di destra e sinistra è un trucco per farci litigare fra di noi e intanto sfilarci il portafoglio.Non c'è destra e non c'è sinistra,c'è solo la difesa dei nostri interessi legittimi.E mi spiace per LORO,i soliti,gli strozzini internazionali che succhiano il sangue all'Europa,non vengano poi a piagnucolare e a fare le vittime....