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DOPO IL VOTO/ Cattolici e giovani senza partito

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Immagine d'archivio (Infophoto)  Immagine d'archivio (Infophoto)

Taluni opinionisti, commentando il risultato delle elezioni amministrative italiane, hanno cercato di collocarle anche nel quadro delle altre consultazioni elettorali che si sono verificate in questi giorni e che hanno visto, specialmente in Francia, la vittoria del socialista Hollande come espressione di un centrosinistra che ha sconfitto le posizioni neoliberiste di Sarkozy. Ad avviso di alcuni commentatori, il segno unificante delle elezioni francesi, italiane e greche sarebbe costituito da un netto rifiuto della maggioranza delle popolazioni verso la governance europea e verso l'egemonia tedesca che ha imposto le misure di austerità agli altri Paesi.

Mentre credo che nel sentire comune delle popolazioni chiamate a votare si è certamente sviluppato un senso di sfiducia verso l'Unione Europea, che appare agli occhi della maggioranza dei votanti il garante di un'egemonia finanziaria iniqua e oppressiva verso i ceti medi e i ceti più deboli delle diverse società, non sono tuttavia d'accordo nel considerare le elezioni italiane leggibili soltanto sotto questo apparente segno unificante.

Il voto italiano, come accenna Massimo Giannini nel suo commento su Repubblica, è l'espressione drammatica di una crisi di sistema che ripropone in termini di estrema urgenza la questione di uno spappolamento di ogni orientamento collettivo e la rivolta contro il sistema dei partiti che ha caratterizzato la prima e la seconda Repubblica.
Gli italiani hanno votato contro i partiti e nessuno di essi, neppure il Pd che consegue risultati relativamente migliori, può sottrarsi alla ricerca urgente delle cause di una sconfitta che sicuramente impone una riflessione a 360 gradi. Il "fatto" da cui bisogna prendere le mosse, e purtroppo con un atteggiamento opposto a quello che improvvidamente ha manifestato il nostro Presidente della Repubblica (paragonando l'exploit di Grillo ad altri avvenimenti simili che hanno caratterizzato la storia politica), è il successo di Grillo e della lista Cinque Stelle che non può essere archiviato soltanto nella categoria dell'antipolitica che ogni tanto esplode nel nostro Paese.

Il successo di Grillo va letto infatti in un quadro in cui non soltanto il centrodestra è quasi completamente scomparso, ma piuttosto si sviluppano in tutto il Paese liste civiche e candidature personalizzate in evidente contrasto con gli schieramenti che starebbero alla base dei successi elettorali conseguiti.
Il caso di Orlando Cascio a Palermo non va letto come una vittoria della coalizione di centrosinistra, ma come il ritorno in campo di una personalità ambigua che dalla vecchia democrazia cristiana è transitata all'Italia dei valori presentandosi come il catalizzatore di una protesta confusa e di una pervasiva ostilità verso i partiti già dilaniatisi nel corso delle primarie.

Le caratteristiche di molte candidature e i risultati della lista Cinque Stelle parlano in modo assolutamente chiaro: il sistema tradizionale dei partiti si trova assediato in una zattera di naufraghi che non riesce più a trovare alcuna capacità di comunicare effettivamente con il modo di sentire della gente comune. Il distacco dal sistema dei partiti che questo risultato elettorale di Grillo e di altre candidature come quella di Orlando mette in evidenza è ormai giunto al punto di non ritorno.



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COMMENTI
29/06/2012 - un partito che affermi il diritto naturale (Andrea Sonego)

C'è ancora la possibilità di un partito, perseguito da don Sturzo, che aggreghi efficacemente quanti si riconoscono nel diritto naturale: è l'unica via per una politica efficace, fatta da persone che affermino la Realtà e non il potente di turno, e che non disperdano i loro voti tra vari partiti. Come i cristiani scontano l'affermazione di una morale che spesso si configura come moralismo, perché non supportata dall'ontologia che la sottende, e perciò spesso non vengono ascoltati, così i programmi politici e i partiti che non affermino chiaramente e coerentemente il diritto naturale, la solidarietà e la sussidiarietà orizzontale: perdono di consenso, diventano luogo di potere personale o corporativo. Pio XI nella Quadragesimo anno incita i cristiani ad aggregarsi tra loro per risolvere insieme i problemi sociali: il partito politico è l'aggregazione sociale rivolta a risolvere, in prospettiva, tutti i problemi sociali; Giovanni Paolo II, nel discorso fatto a Palermo nel 1995, lasciò intatta tale opzione preferenziale per l'aggregazione sociale, e perciò anche politica, unitaria dei cristiani, indicata da Pio XI. Ma essi non la sanno perseguire coerentemente e umilmente, con spirito di servizio. Perciò da decenni risultano poco efficaci, offrono testimonianze scadenti, non aggregano efficacemente gli uomini di buona volontà. Ad es. le elezioni europee potrebbero svolgersi vantaggiosamente sotto l'unico simbolo del P.P., anziché sotto 10 simboli. I numeri in democrazia contano

 
11/05/2012 - svolte autoritarie? (alberto cremona)

Si temono "svolte autoritarie"?Ma peggio di oggi cosa temete?Un gruppo di tartassatori incompetenti che nessuno ha eletto,nominato da un napolitano che nessuno ha eletto,telecomandati da funzionari europei che nessuno ha eletto, che ubbidiscono a banchieri che nessuno ha eletto?Ma state prendendoci in giro?Non è questa una terribile"svolta autoritaria"?Peggio di così non c'è nulla.Mussolini era voluto ed eletto dalla maggioranza degli Italiani,la destra andrà al potere legittimamente in Europa entro 7-8 anni e allora le cose cominceranno a funzionare.Anche per noi cattolici,Anche per la Chiesa.E poi:questa baggianata di destra e sinistra è un trucco per farci litigare fra di noi e intanto sfilarci il portafoglio.Non c'è destra e non c'è sinistra,c'è solo la difesa dei nostri interessi legittimi.E mi spiace per LORO,i soliti,gli strozzini internazionali che succhiano il sangue all'Europa,non vengano poi a piagnucolare e a fare le vittime....