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SCENARIO/ Bersani leader? Attenzione al "papa straniero"

Pubblicazione:sabato 12 maggio 2012 - Ultimo aggiornamento:sabato 12 maggio 2012, 16.05

Bersani e Hollande (Infophoto) Bersani e Hollande (Infophoto)

«Bersani come Hollande, la “forza tranquilla”». Così la pensano quei democratici alla Franceschini che vorrebbero chiudere la partita della leadership del centrosinistra puntando tutto sul segretario del Pd. «Le primarie del 2009 non lo legittimano, lo sfido», replica Matteo Renzi, il “rottamatore”. A turbare il sonno dell’ex ministro dell’Economia, più che le parole del sindaco di Firenze, arrivano però quelle del Professore del centrosinistra, Romano Prodi («Come pensa di fare l’Hollande, con la legge elettorale che propone?»).
«Il fatto è che questo voto, da un lato ha permesso al Partito Democratico di tirare un sospiro di sollievo – spiega Peppino Caldarola a IlSussidiario.net –, dall’altro gli ha restituito i problemi che lo affliggono da molto tempo».

A cosa si riferisce?

Innanzitutto i contenuti su cui costruire le alleanze, poi il tipo di alleanze e infine la leadership. Tre questioni che tornano prepotentemente in primo piano a pochi mesi dalle elezioni politiche.

Che indicazioni utili ha dato però il primo turno delle amministrative?

A mio avviso i democratici portano a casa una parziale vittoria, molto debitrice degli errori altrui più che delle proprie virtù. Il Pd, infatti, ha vinto laddove il centrodestra si è sgretolato a causa della fine del modello berlusconiano e di quello leghista. Anche se è comunque da sottolineare la tradizionale capacità di schierare candidati più credibili rispetto al campo avversario.
Dopodiché ci sono stati anche casi di grande sofferenza.

Come ad esempio?

A Genova, chi aveva battuto alle primarie i candidati democratici andrà al secondo turno, anche se tutti lo davano per favorito. Dopodiché c’è lo spinosissimo caso di Palermo. Qui uno degli sconfitti si è candidato ugualmente e si appresta addirittura a vincere. Ne consegue che le elezioni primarie non possono essere né la “regola aurea”, né la soluzione ai problemi del centrosinistra. Anche perché, da Leoluca Orlando in poi, chiunque si sentirà autorizzato a non rispettarne l’esito.

Come può incidere questo quadro sulle alleanze del futuro e sui contenuti su cui si baseranno?


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