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SCENARIO/ Le strategie di Casini per riprendersi il centrodestra

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Pierferdinando Casini (Infophoto)  Pierferdinando Casini (Infophoto)

Quando Silvio Berlusconi ha commentato a caldo l’esito delle elezioni amministrative dicendo che non erano andate così male, che anzi lui si aspettava di peggio, si è avuta l’impressione che l’humor del Cavaliere stesse migliorando. Sembrava una barzelletta, insomma, e in quanto tale molto più sobria e soprattutto più divertente rispetto alle ultime che gli erano uscite piuttosto male.
Ma a ben vedere, Berlusconi parlava seriamente.

Nessuno più di lui è infatti consapevole dello stato dei sondaggi. Che non autorizzavano illusioni per il voto amministrativo e che rendono impraticabile ora, salvo autolesionismi, parlare di elezioni anticipate da parte di qualsiasi persona assennata del Pdl. Ed è evidente che, in questo quadro, le minacce a Monti di staccargli la spina assumono un sapore velleitario, mancando ogni intenzione e possibilità di andare fino in fondo di fronte all’uso della fiducia che, come abbiamo potuto riscontrare, questo governo non disdegna, pari pari ai suoi predecessori.

A dire il vero, però, fra liste civiche, astensioni e Grillo tutti i partiti tradizionali non se la passano granché bene. Prendi il – fu – Terzo polo. Non avevamo ancora fatto in tempo nemmeno a capire se era corretta questa dizione (perché loro, ci avevano spiegato, puntavano a essere il primo, non si accontentatavano di essere il terzo) ed ecco sciolto il dilemma: il Terzo polo non esiste. Anche se proprio una cosa seria non doveva essere già prima, se è bastato a farlo saltare un’intervista al Tg1 di Pier Ferdinando Casini, leader di un partito che aveva appena azzerato tutte le cariche, ma il leader, evidentemente, siccome non lo si elegge non lo si può nemmeno azzerare. Il vizio del predellino ha preso piede, a quanto pare. Il vizio di segnare le svolte bypassando organismi di partito e militanti, tesseramenti e tesserati. Se si deve smantellare si smantella, di punto in bianco, e poi si vede come ricostruire e con chi. Bah. Peccato che proprio la critica al metodo del predellino aveva portato Casini a stare fuori dal progetto del Pdl e indotto Gianfranco Fini a uscirne.

D’altronde, analizzando nei dettagli il recente voto amministrativo, non è che fossero mancati i voti ai singoli addendi del nuovo polo. Quel che è mancata, invece, è l’amalgama, come a quel presidente di calcio che aveva comprato buoni giocatori, ma ne mancava ancora uno per sfondare. Amalgama, appunto. Così, dopo che il Terzo Polo si è presentato in ordine sparso, portando a casa poca roba, Casini ha ordinato il "rompete le righe".

C’è una strana e progressiva inquietudine nel leader dell’Udc, un’insofferenza neanche ormai più dissimulata verso il suo stesso partito che lo porta già da qualche tempo a privilegiare forme diverse di raccordo con l’elettorato, tv, giornali e ultimamente Twitter, di cui Casini è diventato assiduo frequentatore.
Difficile indovinarne le intenzioni, si possono solo fare delle supposizioni.

La crisi del Pdl, la Lega in caduta libera aprono infatti una prateria nella metà campo del centrodestra e Casini si deve essere convinto che la compagnia di Fini (per non dire di un Rutelli azzoppato dalla vicenda Lusi) costituisse una "zavorra" sia per proporsi all’associazionismo cattolico in cerca di nuove agibilità politiche, sia per interagire con il Pdl, o almeno con la consistente parte di esso che punta a costruire un nuovo soggetto nel solco del Ppe. Vedremo quel che accadrà, ma le incognite sono tante. 



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