BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ Buttiglione: "fusione" Udc-Pdl, ma senza un nuovo Berlusconi

Pubblicazione:mercoledì 16 maggio 2012

Rocco Buttiglione (Infophoto) Rocco Buttiglione (Infophoto)

«Occorre rifondare l’area moderata partendo dagli attuali vertici (Alfano, Casini e Maroni)» dice Maurizio Sacconi. «Non siamo mai stati così vicini a Casini» insiste Altero Matteoli. Le dichiarazioni di due ex ministri del Pdl non sembrano comunque voci isolate, soprattutto da quando Pier Ferdinando Casini, all’indomani del primo turno delle amministrative, ha dato per archiviata l’esperienza del Terzo Polo.
«Mi auguro che questo ritrovato dialogo possa portare a qualcosa di concreto – dice l’On. Rocco Buttiglione a IlSussidiario.net –. D’altra parte, l’Udc e il Pdl rappresentano la stessa area sociale e hanno un riferimento valoriale pressoché identico».

Cosa vi ha divisi allora, Onorevole?

Silvio Berlusconi. Attenzione però, il nostro problema non è la sua persona, ma l’accentuazione verso un certo populismo che si è registrata negli ultimi anni e che ha lasciato sgomenti molti, anche dentro lo stesso Pdl.
Oggi noi diciamo che si può andare oltre il Terzo Polo, anche se ha avuto la funzione essenziale di dimostrare che quel bipolarismo, inteso come continuazione della guerra civile, non poteva funzionare.

Berlusconi non è più in prima linea, questo potrebbe bastare?

Non nego che da parte nostra ci sia ancora una certa diffidenza. Non tanto perché vogliamo che il Cavaliere esca di scena, ma perché temiamo che possa rinascere quel tipo di impostazione. Ad ogni modo, è sempre possibile ristabilire rapporti di fiducia e di credibilità attraverso comportamenti coerenti.
A questo proposito, il programma non è privo di importanza. Se torniamo a parlare di ciò che vogliamo fare capiremo subito se si fa sul serio.

Quali potrebbero essere i riferimenti di un soggetto ancora tutto da ricostruire?

Vede, noi disponiamo di una straordinaria fecondità e ricchezza: la dottrina sociale della Chiesa Cattolica, dalla Laborem exercens alla Caritas in veritate. Dopo la crisi delle ideologie e delle varie ricette che hanno dimostrato tutta la loro astrattezza, perché non torniamo a lavorare su un programma per l’Italia e per l’Europa che parta da questo tesoro?

Un esempio?

Ripensare allo stato sociale partendo dalla famiglia. Sul tema è stata fatta una grande elaborazione culturale che dimostra che la morte della famiglia genera dei problemi che lo Stato non è in grado di affrontare. A questo proposito, quando il Santo Padre verrà a Milano gli presenteremo una ricerca sulle conseguenze del dissolvimento familiare.
Non solo, parliamo del “modello lombardo” di Roberto Formigoni. Anche se sono stato suo avversario politico e alcune sue scelte le ho interpretate come un tradimento personale, non posso negare che l’idea secondo la quale pubblico e privato devono lavorare insieme usando come criterio il bene della persona abbia funzionato.
Insomma, per tutti quelli che vogliono tornare a parlare di contenuti le porte sono aperte.

Anche per la Lega Nord?


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
23/05/2012 - Questa unione non s'ha da fare1 (tiberio annarita)

Personalmente non appoggerei mai questa unione perche non potrà mai funzionare in quanto l'on. casini ci tiene troppo ad essere la prima donna! .... e poi basta...cambiamo aria!!

 
16/05/2012 - accordi con che programmi?? (Giuseppe Crippa)

Credo che Francesco Taddei in parte si sbagli: l’opposizione dell’UdC al provvedimento sul federalismo fiscale era stata ampiamente motivata dalla mancanza di una previa riforma istituzionale in cui inquadrarlo (occorreva prima definire siano le funzioni e le competenze di spesa di comuni, provincie e regioni, prima che si decida di quali fondi possono disporre) e il problema dei flussi migratori va gestito proseguendo e intensificando la politica di negoziato e cooperazione con i Paesi di provenienza dei flussi migratori, per stroncare all’origine la tratta dei clandestini, come scritto esplicitamente nell’ultimo programma elettorale. Nessuna divisione col PdL quindi, su questi punti. Ma su altri temi Francesco Taddei ha ragione: c’è una lontananza con la sensibilità del PdL verso certe leggi “ad personam” (ultimo episodio l’emendamento di ieri sul falso in bilancio alla legge anticorruzione) e soprattutto, come dice l’on. Buttiglione nella sua intervista, sulla necessità di “una buona legge sui partiti che ne garantisca la democrazia interna”, democrazia che nel PdL semplicemente non esiste.

 
16/05/2012 - accordi con che programmi? (francesco taddei)

oltre alle cose che uniscono i due partiti ve ne sono almeno due che dividono: 1) il federalismo fiscale, a cui l' udc ha votato no (andando oltre il pd che al senato si è astenuto), credo struttura portante dell'impianto della futura italia; 2) la gestione dei flussi migratori, che per essere solidali devono essere regolati e rispettati, non confondendo la solidarietà con l'immobilismo. penso poi alla visione della giustizia, dello statalismo, di una revisione dell'italia nel ruolo dell'europa invece che l'accettazione acritica, quasi feudale delle imposizioni europee.