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SCENARIO/ L'Italia ha già perso il treno di Hollande

Pubblicazione:venerdì 18 maggio 2012

Immagine d'archivio (Infophoto) Immagine d'archivio (Infophoto)

La videoconferenza di ieri sera, che preparava il G8 di venerdì, negli Stati Uniti, ha fatto dialogare il premier Mario Monti con la cancelliera tedesca Angela Merkel, il premier britannico David Cameron, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e il neoeletto presidente francese Francois Hollande. Pedine di una scacchiera in rapido mutamento. «Il quadro politico europeo sta cambiando – spiega a IlSussidiario.net Paolo Franchi, editorialista del Corriere della Sera –. La vittoria di Hollande in Francia non è infatti l’unica novità. Il legame che si è stabilito tra i socialisti francesi e l’Spd è molto interessante, tenendo presente che nell’autunno 2013 la Germania andrà al voto e la Merkel, a giudicare dalle recenti tornate elettorali, non sembra poi così imbattibile».

Un contesto che potrebbe favorire il nostro presidente del Consiglio?

Le difficoltà della Merkel potrebbero aprire degli spazi invitanti per rilanciare gli investimenti e per allargare le strette maglie del rigore. Tenendo sempre presente che la posizione di Monti sul debito e sulla crescita non è propriamente quella di Hollande e che lo stesso  presidente francese deve ancora dimostrare di mantenere la linea esposta in campagna elettorale.
Oltre ai vantaggi però non possiamo dimenticare le difficoltà che il nostro governo si trova davanti in questa situazione.

A cosa si riferisce?

A differenza di Francia e Germania, la nostra situazione economica è molto più grave. Non solo, a tutto questo si accompagna una crisi politica che ha caratteristiche di sistema ed è forse addirittura più vistosa rispetto a quella del ’92-’94.
Ieri, ad esempio, sono stato a Montecitorio dopo molto tempo e ho avuto la netta percezione di passeggiare tra “naufraghi impazziti” che non conoscono il proprio destino. Una sensazione peggiore di quella che provai all’epoca del “Parlamento degli inquisiti”, quando con Tangentopoli un’intera classe politica subì una “decapitazione” sul campo.

In che modo questa situazione può ostacolare il governo?

Al di là di quello che si sente dire a volte, il problema di Monti non è lo strapotere dei partiti, ma il fatto che questi ormai non contano e non controllano più nulla. Il problema quindi è di segno opposto, ma allo stesso modo è molto grave, anche perché le forze politiche non riescono più a fare da canale di comunicazione tra il Palazzo e il paese reale.
E quando il terreno è così friabile può davvero succedere di tutto. In questo senso il confronto con il sistema politico francese è impietoso.

Cosa intende dire?

Da anni i politologi e i costituzionalisti francesi denunciano le crepe profonde del proprio sistema, eppure le ultime elezioni hanno dimostrato l’ottimo stato di salute delle istituzioni, delle forze politiche e della partecipazione popolare di quel Paese.
Chi è stato in Francia e ha visto le manifestazioni dei vincitori e degli sconfitti, tra l’altro piene di ventenni, non ha potuto infatti non percepire un clima radicalmente diverso a quello italiano.
Il fatto è che dei due paesi “iperpolitici” d’Europa, Francia e Italia, il primo è riuscito a mantenere la sua peculiarità, mentre il secondo è diventato l’opposto di ciò che era anni fa.  

La crisi della politica italiana che sta descrivendo secondo lei è ancora più grave alla luce del risultato del primo turno delle elezioni amministrative?  


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