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SCENARIO/ Da Parma a Palermo fino a Genova: perde il “partito delle primarie”

Federico Pizzarotti (Infophoto) Federico Pizzarotti (Infophoto)

La stagione politica che si sta concludendo è stata quella delle leadership dei partiti personali. E non sarei così sicuro che questo duri anche in futuro. La stessa affermazione di Grillo rimanda a un elettorato disposto a seguire le “bandiere” piuttosto che le grandi personalità poiché i candidati “grillini”, ad esempio, sono tutt'altro che noti.

Passando sulla sponda sinistra, la sconfitta a Parma è particolarmente significativa poiché Bersani, in prima persona, si era molto speso per il suo candidato.

Parma ha una storia locale piuttosto particolare. Non dimentichiamo che le precedenti elezioni erano state vinte dal candidato di centrodestra, ma la sua giunta era entrata in crisi per motivi che hanno a che fare con la materia giudiziaria e sarebbe stato normale aspettarsi una vittoria, anche piuttosto netta, del centrosinistra. Invece non è stato così. Possiamo dire, così come era stato per la Lega agli esordi, la sconfitta di Parma è un segnale: a sinistra si apre una partita nuova con un interlocutore che possiamo considerare irriducibile, cioè che non ha nessuna voglia di dialogare ma che, comunque, si mette sul piano della concorrenza in maniera molto spinta.

A Palermo non è stata, invece, per il centrosinistra una vittoria piena.

Palermo rappresenta il fallimento del “partito delle primarie” che ha espresso un candidato che non è stato riconosciuto da uno dei componenti della coalizione. Quindi cade uno dei concetti fondanti delle primarie: che dividono invece di unire diverse voci all'interno delle coalizioni. Poi, si è fatta largo una proposta politica collegata a una componente del centrosinistra che possiamo definire, giustizialista, alla quale hanno aderito due città del sud, Palermo con Orlando, appunto e Napoli con De Magistris. Mi sembra che quest'area abbia nel Mezzogiorno una presa molto forte che, d'altro canto, costituisce per forza di cose una critica al Pd.

Anche su Genova ci sono state ombre prima del voto.

Il Pd si era presentato, colpevolmente, spaccato su due candidature ed era emerso alla fine un candidato che può richiamare Vendola in Puglia e Pisapia a Milano. Diciamo che Genova, contrariamente al Pd, aveva scelto durante le primarie un candidato più “radical”. Possiamo dire, che in questo caso, il sistema delle primarie ha funzionato. Un'anima, quella più estrema che comunque fa pressione sul nocciolo duro del Pd. Parma, Palermo e Genova rappresentano tre spie per il Partito Democratico.

Queste tre spie scateneranno un dibattito all'interno del Pd?

Se considero ciò che leggo in questi giorni, il dibattito di svolge principalmente sul tema delle primarie che invece di essere considerate una semplice procedura finiscono la maggior parte delle volte per dividere.