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LEGA NORD/ Galli (Statale): alla Lega conviene abbandonare Roma, ha ragione Maroni

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In sostanza, la Lega potrebbe presentarsi a Roma dicendo: «abbiamo 15 milioni di voti. Vogliamo dar vita a un disegno di federalizzazione del Paese, per esempio, attraverso il decentramento della fiscalità»

Crede che, in ogni caso, l’obiettivo ultimo sia quello di tornare nella stanza dei bottoni, una volta riacquisita una verginità politica e fatto dimenticare agli elettori che sono stati, bene o male, quasi due decenni al governo?

Non credo. Nell’ultimo decennio hanno cercato di promuovere, dall’interno delle istituzioni, le riforme federaliste. Questa strategia si è rivelata fallimentare. In futuro, quindi, contratteranno con lo Stato, rimanendone fuori.

Contrattazioni di questo genere, in Italia, sono mai andate a buon fine?

Gli autonomismi storici hanno avuto forza negoziale in quanto espressione, in Val d’Aosta, come nel Sudtirol, di una diversità. Che, nel loro caso, è di natura etnico linguistica.

E nel caso del nord e della Lega?

La diversità si misura in termini economici, produttivi e fiscali. Siamo abituati a concepire la Nazione come un prodotto della cultura e della lingua. Ma anche la dimensione economico-produttiva genera la Nazione. In questi termini, la differenza del nord rispetto al resto della penisola è evidente.  

Però le Regioni menzionate sono pur sempre a statuto speciale.

Appunto. La forza proveniente dalla diversità ha consentito il riconoscimento della specialità. La contrattazione può proseguire, quindi, sugli stessi binari. Nel momento in cui si assume che Lombardia, Piemonte e Veneto costituiscono oltre la metà del Pil a beneficio del resto del Paese, la diversità con il resto del Paese, non può non essere riconosciuta.