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Politica

LEGA NORD/ Galli (Statale): alla Lega conviene abbandonare Roma, ha ragione Maroni

STEFANO BRUNO GALLI spiega perché quella di Roberto Maroni potrebbe anche non essere una semplice sortita. Alla Lega Nord, non ripresentarsi alle politiche, potrebbe anche convenire

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Che l’aria della Capitale gli avesse fatto più male che altro s’era capito. Da ruspanti padani che arringavano le masse lanciando fatwe contro Roma ladrona, sono diventati imbolsiti parlamentari grigi, distinguibili giusto per il fazzolettino o il cravattino d’ordinanza verdi. E qualche sortita folklorisitca. Tutti si invecchia, e un minimo di imborghesimento, i loro elettori, potevano anche sopportarlo. Lo hanno fatto per vent’anni. La possibilità che il sogno federalista si realizzasse valeva ben qualche compromesso, perfino l’apparentamento con l’odiato Berlusconi, il “mafioso” di Arcore come amava definirlo Bossi. Però, a tutto c’è un limite. Che la Lega sia, ormai, sinonimo di poltronismo e malaffare vuol dire averlo superato. Gli scandali recenti, poi, sono stati la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Per correre ai ripari, il ragionamento di Maroni è semplice: stare in Parlamento ci ha rovinato. Noi, lasciamo il Parlamento. Non sarà un po’ troppo? Lo abbiamo chiesto a Stefano Bruno Galli.

Secondo lei, cosa intendono fare effettivamente? Si dimettono in massa?

Mi pare altamente improbabile. È molto più concreta e realistica l’eventualità di non ripresentarsi alle elezioni nel 2013.

Alla Lega converrebbe realmente? In Italia tutti i partiti spariti dal Parlamento (Verdi, Rifondazione, Comunisti italiani, Socialisti) sono anche spariti dalla faccia della Terra.

È vero. Ma per la Lega vale un altro ragionamento. Si tratta di un partito territoriale e in futuro potrà riacquisire vigore se riuscirà a configurarsi come partito di raccolta, sulla scorta dei movimenti autonomisti classici. Come il Südtiroler Volkspartei o l’Union Valdôtaine. Gli abitanti di Trentino e Val d’Aosta possono essere di destra, di sinistra, laici o cattolici. Ma votano questi partiti perché garantiscono la tutela dei loro interessi territoriali.

A quel punto, però, la Lega dovrebbe rinunciare, su scala nazionale, al federalismo.

Non direi. La Lega deve, anzitutto, arroccarsi nel proprio fortino elettorale, riconquistare gli elettori e arrivare al punto da riuscire a intestarsi, in via esclusiva, la delega alla questione settentrionale. A quel punto, il negoziato con Roma potrà avvenire su nuove basi.

Cioè?