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PIANO FAMIGLIA/ Binetti: senza il quoziente famigliare è solo un bicchiere d'acqua

PAOLA BINETTI spiega perché il Piano famiglia presentato da Riccardi rappresenterebbe una boccata d’ossigeno necessaria alla sopravvivenza delle famiglie. Ma niente di più

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Per decenni, governi d’ogni colore si sono avvicendati illudendo le famiglie italiane, promettendo di porle al centro dei propri pensieri e sbandierando programmi rivoluzionari che le avrebbero valorizzate come meritavano. Di fatto, e in certi casi per fortuna, un secondo dopo le elezioni, hanno continuato tranquillamente ad ignorarle. Nonostante siano il fattore di sviluppo fondamentale della società, nonché il suo più efficiente parafulmine. Dove sarebbero, infatti, milioni di giovani scoraggiati, senza lavoro, senza titolo di studio, senza niente se non avessero un padre e una madre pronti a sostenerli e disposti a continuare a farlo nel tempo? Il governo Monti, invece, dal canto suo, finora, non si era degnato nemmeno di farne minimamente menzione. Neanche per salvare le apparenze. Finora. E’ giunto anche per il governo tecnico il turno di parlare di famiglia. Il ministro Riccardi, in audizione alla Camera, ha spiegato che, al più presto, presenterà il Piano famiglia, leggermente modificato rispetto a quello del 2007, in Cdm. «Sono stati stanziati prima 81 milioni di euro per finanziare due fasce vulnerabili come gli asili nido d'infanzia e l'assistenza domiciliare degli anziani; e poi 700 milioni di euro per le Regioni obiettivo, mostrando come attraverso la famiglia si tenda a raggiungere le fasce più deboli del nostro Paese», ha spiegato illustrandolo in sintesi. Abbiamo chiesto a Paola Binetti come valuta il nuovo Piano.  

Anzitutto, trova che vi siano particolari novità rispetto a quello del 2007?

Rispetto al piano precedente non ci sono cambiamenti significativi; l’unica vera novità è che si tratta, da parte del governo Monti, del primo passo in avanti  per giungere alla sua approvazione.

Trova che vi siano dei punti particolarmente qualificanti?

Niente di eclatante, per la verità: si tratta di misure facilmente immaginabili volte a erogare alcuni servizi e a sostenere, per esempio, le famiglie che mandano i bambini all’asilo nido o che hanno anziani a carico.

Quindi, tanto varrebbe destinare quelle risorse ad altro?

Per nulla. In questo momento, sulle famiglie italiane sta gravando un cappa di piombo, costituita da una serie di imposizioni fiscali decisamente ostili, che ne stanno mettendo a repentaglio la sopravvivenza. L’approvazione del piano rappresenterebbe una boccata d’ossigeno. Sia ben chiaro, ripeto: niente di decisivo o di esaustivo, secondo una prospettiva futura. Ma, per il presente, si tratterebbe di una misura estremamente necessaria analogamente al dare un bicchier d’acqua ad un uomo che sta morendo di sete. C’è un altro motivo per cui, date le circostanze, la misura rappresenterebbe un grosso aiuto.

Quale?