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Politica

SCENARIO/ Mario Mauro: lo "spread" del Pdl

I giorni dopo una sconfitta possono essere preziosi se spesi non solo per mettersi in discussione, ma per affermare il senso di un progetto politico. L'analisi di MARIO MAURO

Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani (Infophoto)Angelino Alfano e Pier Luigi Bersani (Infophoto)

Il limite del centrosinistra italiano sta nell’alto tasso ideologico. La difficoltà quasi congenita a emanciparsi da un approccio fatto di ricette preconfezionate e l’eterno timore di essere scavalcati a sinistra. Il limite del più recente centrodestra sta in un elevatissimo tasso di personalismi, che ha corroso nel tempo la capacità di assumere decisioni vitali per il rinnovamento del paese e ha minato alla radice la fiducia degli elettori moderati.

Pensiamo a quanto hanno sprecato i partiti negli ultimi anni. Consideriamo che il centrosinistra aveva esibito alle politiche del 2006 l’alleanza più vasta che si fosse mai vista in Italia, sotto l’egida del “tutti contro Berlusconi”.
Pensiamo all’incredibile esito delle più recenti elezioni, dove sulla base di un consenso senza precedenti il centrodestra è riuscito a collassare, vanificando il patrimonio di una rilevante maggioranza parlamentare, e ci rendiamo conto che in questo momento gli elettori normalmente ancorati a tradizioni popolari come quella cattolico-liberale e quella socialista hanno risolto in modo imprevisto il dilemma del voto.

Sono passati ai fatti, dalle forze popolari alle forze populiste, bollando come inaffidabili gli interlocutori di questi ultimi anni. Nel centrodestra ci si chiede da chi ripartire, saltando ancora una volta a piè pari la domanda più ragionevole. Da quale contenuto ripartire? Da quale visione dello sviluppo? Da quale idea di rapporto tra Stato e società? Questa difficoltà a produrre una politica che differisca radicalmente da una piattaforma di marketing rischia di mortificare il senso stesso dell’esperienza politica confinando gli ideali e gli interessi legittimi ai margini di analisi tanto sofisticate quanto incapaci di andare oltre l’inseguimento dei sondaggi sui temi più svariati.

Le prossime elezioni saranno innanzitutto un referendum sull’Europa. Forse per la prima volta, attraverso il voto, gli italiani promuoveranno o bocceranno senza appello la convinzione che le istituzioni europee e i trattati possano continuare a garantirci pace e sviluppo. Appare quindi risibile confinare un programma politico del centrodestra in un piagnisteo di scarso spessore fatto di frasi del tipo:”è colpa dell’Europa”, o peggio ancora di pericolosi rigurgiti nazionalistici. Ci vuole insomma, per la prima volta in una tornata politica italiana, un’idea chiara dell’Europa e del ruolo dell’Italia in Europa.