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SCENARIO/ 1. Il governo Napolitano "in mezzo al guado"

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D’altra parte rimanendo nell'"ozio parlamentare" partiti e istituzioni perdono sempre più rappresentatività e legittimità. La stessa politica del Pd alimenta l’"antipolitica" di Grillo. È davvero “popolare” un Bersani che vota Monti candidandosi a sostituirlo con il voto dei partiti d’opposizione? Le primarie della coalizione di Vasto sono a questo punto un’incognita. E il Pdl? La “coalizione dei moderati” è stata già fatta da Berlusconi conseguendo nel 2008 la più ampia maggioranza parlamentare della storia repubblicana. L’elettorato che ha perso è un elettorato deluso, irritato e preoccupato. Riconquistarlo non è questione di “casting” e “marketing”. Occorre presentare un “gruppo dirigente” di sicura competenza, moderato e riformista.

Estromettere Fini e Tremonti per poi presentare candidati sostenuti da liste neofasciste è apparso come uno spostamento a destra. Se in una città come Sesto San Giovanni - dove pur il Pd era in forte crisi - ci si presenta sbandierando La Destra di Storace significa “cacciare” i moderati e regalare alla sinistra un assurdo trionfo.

La principale responsabilità è però oggi sulle spalle di Giorgio Napolitano. Il disegno originario del “suo” governo era certamente valido e, appunto, non era quello di un governo extraparlamentare. Monti infatti era stato nominato senatore a vita proprio per poter stare alla pari con ministri parlamentari. Si trattava di mettere insieme le personalità autorevoli e competenti di entrambi gli schieramenti per dar vita ad una squadra di “unità nazionale” capace di affrontare l’emergenza avendo rappresentatività e consenso.

Non si è riusciti e il risultato è stato l’esatto opposto e cioè “il silenzio dei riformisti” di entrambi gli schieramenti con una generale impopolarità dei partiti e delle istituzioni. In tutti i campi è oggi l’ora dei doberman più aggressivi e irresponsabili che costruiscono le proprie fortune sulle rovine del Paese. Se l’Italia viene governata da un esecutivo con maggioranza così ondeggiante e disimpegnata si apre la prospettiva di uno sbocco “alla greca”.

O Pdl e Pd riprendono le redini del governo del Paese oppure rischiano di finire – come titolava un bel libro di Giorgio Napolitano sul Pci di Berlinguer – “in mezzo al guado”, impantanandosi nei prossimi mesi in una straziante agonia del Parlamento della Repubblica contestato da un marasma antinazionale e antieuropeo.



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