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SCENARIO/ Brandirali: la sfida della politica, tra potere e minoritarismo

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Oggi in Italia la Seconda Repubblica ci ha dato molti nuovi partiti minoritari. A sinistra tanti e duri. Estremisti che teorizzano il minoritarismo, sostenendo che con le azioni più o meno violente si può imporre alla maggioranza le proprie condizioni. A destra ci sono fenomeni di onde spontanee reattive al potere, ovvero reazionarie. Il leghismo ha questa caratteristica, va controcorrente ma non cambia nulla perché si limita ad essere piccola parte liberata dal potere. Ci sono anche gruppi come Forza Nuova, ma si tratta di estremismi che attendono l’occasione storica, l’ora x.  L’idea che quando tutto si sfascerà si potrà ricostruire in modo giusto è una idea corrispondente al pensiero critico di tutti i rivoluzionari, distruggere per costruire. Ma tutte le rivoluzioni hanno mostrato che sulle macerie si torna solo indietro.

Attenzione che questa attesa del prodotto dello sfascio è diventata attualità. Con il governo tecnico e il dichiarato fallimento della politica tutti sembrano dire che siamo alla distruzione del Paese. Non è vero, ma i demagoghi possono sostenerlo. 
Ecco la prima battaglia: costruire una presenza che tolga spazio ai demagoghi. Andare controcorrente, ma con speranza e fiducia. Per questo la battaglia ha come presupposto difendere la politica come dimensione necessaria e capace di modificare il potere. Bisogna dire con forza ai cittadini che la politica è l’arte della composizione della molteplicità delle presenze nella società. Per questo andare controcorrente non vuol dire essere minoritari, vuole invece dire che l’impegno è comporre una maggioranza nuova, una alleanza che può governare autorevolmente e fare i cambiamenti mano a mano che la maggioranza ne comprende la necessità.

Attualmente ci sono, nel pensatoio della politica, progetti di  nuovi partiti o cambi di nome di alcuni partiti. Ma la questione del cambiamento deve essere affrontata da nuove leve della politica che colgono il meglio delle personalità esperte, ma che hanno forza ed entusiasmo necessari per andare controcorrente. 
Oggi concorrente vuol dire mettere insieme le ragioni delle parti. La crisi attuale è manifesta nel fatto che le parti non accettano le domande più profonde. Sviluppo sì ma quale sviluppo. Responsabilità sociale sì, ma quale responsabilità. Sviluppo del sistema finanziario o sviluppo del sistema produttivo? Responsabilità sociale verso la persona partecipe del suo bisogno o assunzione dei costi sociali senza ridurre l’indebitamento?

E questa è solo l’indicazione iniziale dell’andare controcorrente. Siamo al lavoro!



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