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SCENARIO/ Brandirali: la sfida della politica, tra potere e minoritarismo

Pubblicazione:giovedì 3 maggio 2012

Foto: Infophoto Foto: Infophoto

I ripetuti appelli del Presidente Napolitano, fatti per il 25 aprile e per il Primo Maggio, a cercare l’unità del Paese, sono una giusta resistenza alla presenza di una  tendenza forte al rifiuto della politica. Dobbiamo fare attenzione al vero contenuto di questi appelli, sono rivolti ai politici che si dividono su tutto e non lasciano passare le misure urgenti dettate dalla crisi. Ma nello stesso tempo avvertono i politici che stanno perdendo il senso del flusso negativo nell’atteggiamento degli italiani.

Nella politica ci sono sempre due strade: seguire l’onda oppure andare controcorrente. Seguendo l’onda si hanno risultati immediati nella crescita di posizione dentro l’organigramma del potere. Ma non si riesce a  portare  cambiamento. Il politico che si dimostra abile nel penetrare dentro il flusso dell’onda può sempre credere che dopo, quando avrà posizione determinante, potrà far passare sue proposte. Succede però che il contesto non modificato entro cui si è collocato gli impedisce di fare azioni nuove. Questa riflessione spiega quello strano mistero dei grandi politici italiani che lamentano l’impossibilità di governare questo Paese. Lo abbiamo sentito da Berlusconi, e in precedenza da Craxi.

In genere non lo sentiamo da sinistra perché l’onda è corrispondente alla egemonia dominante, prodotta  dall’estremismo culturale e dal moralismo, egemonia perseguita dalla sinistra, che si è sempre occupata di possedere case editrici e redazioni dei giornali. Questa egemonia ha fatto prevale rigidità di sistema, protezione di interessi corporativi, norme e leggi che fanno prevalere il potere sulla stessa politica.

Infatti le persone che non sono di sinistra pensano che l’Italia sia un paese comunisteggiante da almeno 30 anni (in realtà si può datare il fenomeno almeno dal 1963, governo Fanfani). Il compimento di questa egemonia è l’insorgere del catto-comunismo, che da almeno venti anni, consegna alla sinistra anche una parte della Chiesa.

Andare controcorrente è impegnativo. Bisogna non conformarsi alla mentalità diffusa. Se si riesce a produrre una presenza politica liberata dal flusso prevalente, allora si apporta un fattore di cambiamento. Ma questo non accade se la presenza si riduce al culto del minoritarismo. Produrre piccoli partiti liberati dalla logica del potere efficace vuol dire accettare di non essere efficaci.


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