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SCENARIO/ 2. Il Pd e quel voto francese che vale più di quello italiano

Monti e Bersani (Infophoto) Monti e Bersani (Infophoto)

Guardi, il nome di Romano Prodi tornerà in primo piano non appena si concluderà il settennato di Giorgio Napolitano, quando si aprirà, a mio avviso, la competizione tra il Professore, Casini e Monti. Nel frattempo questa componente non vede certo di buon occhio una riforma elettorale portata avanti da Violante che contraddice il sistema maggioritario. Per questo è piuttosto in sofferenza, anche se ad oggi non ci sono indizi di una possibile rottura. 

A proposito di legge elettorale, secondo lei c’è ancora il tempo per portare a termine questa riforma o è già troppo tardi? 

Se si incardina entro dieci giorni dalle amministrative ci può essere qualche speranza, altrimenti sarà una materia che interesserà il prossimo Parlamento. A dire la verità negli ultimi mesi si è perso troppo tempo e lo scarso entusiasmo delle forze politiche non lascia prevedere grandi sviluppi. 

Da ultimo, secondo lei che effetti potrà avere il voto francese sul nostro quadro politico?  

L’eventuale vittoria di Hollande, a mio avviso, potrebbe aprire una fase nuova della politica italiana. Innanzitutto perché il candidato socialista si presenta come il critico più severo della Merkel, mentre l’attuale presidente del Consiglio tende a costruire un asse proprio con la Germania. E per questo sono convinto che potrebbero scatenarsi quelle scintille tra governo e Pd che in questo momento covano sotto la cenere.  
Ma il discorso dovrebbe riguardare anche il Pdl, che dovrà interrogarsi profondamente e sarà costretto a scoprire le carte rispetto alla “novità epocale” che ha annunciato in questi giorni.
Rimanendo comunque sul Pd, l’affermazione della sinistra francese, riaccenderebbe senza alcun dubbio la questione identitaria.

L’eterno dibattito sul dna del Partito Democratico?

Esattamente. D’altra parte in Francia c’è una socialdemocrazia più tradizionale, maggiormente “di sinistra”. E la sua affermazione potrebbe senz’altro sollecitare una svolta socialdemocratica all’interno del Pd, con una prevedibile reazione contraria nella componente popolare di Fioroni e in quella laico-repubblicana di Follini. A quel punto si vedrà se si saranno creati nel frattempo dei possibili sbocchi al centro. Insomma, le reazioni a catena non dovrebbero mancare, anche se sono difficilmente prevedibili.

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