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ELEZIONI 2012/ Così il "modello Verona" seppellisce la Lega

Pubblicazione:mercoledì 9 maggio 2012

Roberto Maroni e Matteo Salvini (Infophoto) Roberto Maroni e Matteo Salvini (Infophoto)

Quella uscita dalle urne dello scorso week end elettorale è la definitiva delegittimazione di un sistema politico in crisi. Sotto i colpi di un astensionismo che va ben oltre il tasso fisiologico – anche perché si trattava di elezioni amministrative, pertanto fortemente ancorate alla dimensione territoriale – il sistema politico ha barcollato. L’astensione (ha votato circa il sessanta per cento degli elettori) è la vera antipolitica, non i consensi al movimento di Beppe Grillo e neppure quelli alle varie liste civiche.

La delegittimazione del sistema fa emergere la più completa assenza di progettualità da parte di tutti i partiti, incapaci di fronteggiare una crisi che è politica e sistemica prima che economica. E la politica è – anzitutto – progetto. Si tratta di una crisi che dura da anni, di fronte alla quale nessuno ha elaborato e proposto una exit strategy credibile; e anche quella incarnata da Mario Monti – capace solo di incrementare la pressione fiscale innescando delle pericolose derive conflittuali e disgregative in seno alla società – è in affanno, negli ultimi tempi.

Nessuno può dichiararsi davvero il vincitore. Ha subito una sonora sconfitta il Pdl, la Lega è riuscita ad arginare parzialmente il violento malrovescio elettorale, ha tenuto il Pd, come l’Idv e Sel, non è esploso – almeno secondo le preoccupate previsioni della vigilia – il Movimento 5 stelle, inesistenti il Partito della Nazione e il Terzo polo.
Dal punto di vista degli equilibri di forza, la parziale “vittoria” del Pd può consentire a Bersani di contenere l’influenza di Alfano e Casini nel dettare al premier Monti l’agenda di governo. Vittoria modesta.

Il Movimento 5 stelle – così come le varie liste civiche – vanno a intercettare i consensi là dove si registra la crisi della democrazia italiana, vale a dire intorno all’istituto della rappresentanza. Oggi come oggi, infatti, nessuno rappresenta più nessuno. Ripartire dal dialogo porta a porta con gli elettori e proporre dei candidati che sono espressione della società civile, non già della classe politica ormai divenuta casta, assume il senso di rifondare l’istituto della rappresentanza, perno sul quale si regge ogni moderna democrazia.

Quello di Grillo è un movimento – a suo modo – “territoriale”. Come la Lega è nata a suo tempo nelle pieghe del territorio del Nord allo scopo di rappresentarne e tutelarne gli interessi, allo stesso modo il Movimento 5 stelle è nato in un altro “territorio”, la moderna rete del web, dove la comunicazione politica è riconducibile alle pratiche della democrazia partecipativa. Un Movimento che s’è affermato al cospetto dello tsunami, proprio come accadde alla Lega all’inizio degli anni Novanta.


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COMMENTI
10/05/2012 - siamo tutti seppelliti (Claudio Baleani)

Io non vedo nessuna novità sostanziale. Non è vero che il popolo vota il partito che più lo rappresenta, ma il partito che meglio lo difende dal governo e dallo stato perché dello stato non si fida nessuno. E su questo dato di fatto, mancanza di fiducia, si infrange qualunque ideologia legalitaria, risorgimentale, liberista, solidaristica e tanto più comunista o socialista. Adesso che non si può tirare ancora avanti alimentando la fiducia aumentando la spesa pubblica, siamo arrivati al redde rationem, alla resa dei conti e i partiti non saranno in grado di governare, neppure nel 2013. Il ritorno della fiducia non passa attraverso inverosimili promesse di portarci fuori dalla crisi, ma su una riduzione della spesa pubblica e su una questione fondamentale: se il governo dice una cosa, poi la mantiene. Adesso se uno ha tra le mani una autorizzazione non inizia tranquillo a lavorare perché sempre gli viene il dubbio: ma domani questo pezzo di carta ancora varrà qualche cosa? Di quante variabili bisogna tener conto? Se uno deve assumere una persona deve scegliere fra lavoro interinale, a tempo determinato, indeterminato, a progetto e la riforma Fornero non risolve il guazzabuglio, però aumenta la tassazione sul lavoro a termine. Se poi un amministratore pubblico deve iniziare un nuovo servizio che non sa quanto potrà durare non sa proprio come fare.

 
10/05/2012 - siamo tutti seppelliti (Claudio Baleani)

Io non vedo nessuna novità sostanziale. Non è vero che il popolo vota il partito che più lo rappresenta, ma il partito che meglio lo difende dal governo e dallo stato perché dello stato non si fida nessuno. E su questo dato di fatto, mancanza di fiducia, si infrange qualunque ideologia legalitaria, risorgimentale, liberista, solidaristica e tanto più comunista o socialista. Adesso che non si può tirare ancora avanti alimentando la fiducia aumentando la spesa pubblica, siamo arrivati al redde rationem, alla resa dei conti e i partiti non saranno in grado di governare, neppure nel 2013. Il ritorno della fiducia non passa attraverso inverosimili promesse di portarci fuori dalla crisi, ma su una riduzione della spesa pubblica e su una questione fondamentale: se il governo dice una cosa, poi la mantiene. Adesso se uno ha tra le mani una autorizzazione non inizia tranquillo a lavorare perché sempre gli viene il dubbio: ma domani questo pezzo di carta ancora varrà qualche cosa? Di quante variabili bisogna tener conto? Se uno deve assumere una persona deve scegliere fra lavoro interinale, a tempo determinato, indeterminato, a progetto e la riforma Fornero non risolve il guazzabuglio, però aumenta la tassazione sul lavoro a termine. Se poi un amministratore pubblico deve iniziare un nuovo servizio che non sa quanto potrà durare non sa proprio come fare.

 
09/05/2012 - il tempo sarà lungo (francesco taddei)

si passa da un modello di repubblica ad un altro quando vi è un ricambio generazionale a supporto. cosa dai tempi lunghissimi in italia.