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IL CASO/ Ecco come in Parlamento ci muoviamo per i cristiani perseguitati

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Libertà religiosa come madre di tutte le libertà. Come chiave di volta della politica. Non un ricciolo delicato e in fondo per amatori di rarità, ma centro della vita dei popoli e delle persone. E’ un po’ questo il tema più interessante del lavoro parlamentare di un gruppetto di deputati, tra cui sono felice di esserci. L’idea filosofica la sbrigo in un istante. La libertà religiosa è il diritto di ciascun uomo, famiglia, popolo, nazione di interrogare e lasciarsi interrogare dal Mistero sul significato del nostro esistere. E’ l’essenza dell’essere uomini, la relazione con il Totalmente Altro, anche quando fosse per negarlo. Nessuno può impedire, deviare, con la violenza o con l’inganno questo diritto senza cui la vita sarebbe schiavitù sotto il potere dominante.

Non è che noi siamo nati imparati, come dicono a Napoli. Qualcuno ci ha insegnato a vedere questo cuore della politica. Per me è stato don Giussani con il suo discorso di Assago dove mostra il nesso assoluto tra politica e senso religioso. Poi Giovanni Paolo II. Di recente Benedetto XVI con il discorso di Regensburg del 12 settembre 2006. Non può esserci violenza nel campo della fede.

Come una goccia cinese cerchiamo di penetrare la roccia dell’indifferenza. Una goccia che è proprio un (quasi) niente rispetto alla cascata di sangue versato per negare la libertà religiosa. Oggi questo sangue è spessissimo sangue di battezzati. Un sangue che è stato annunciato come inevitabile insieme al centuplo da Gesù Cristo nel Vangelo. Il centuplo è il gustare la pienezza della libertà anche mentre la tolgono, perché sei amato. Mi fermo. Vengo alla mozione che abbiamo presentato come Popolo della libertà.

Ne trascrivo qualche brano dai verbali del Parlamento, perché vi è in essi una solennità che concorre a rappresentare l’importanza di questo caso serio.

 

La Camera 

premesso che:

nuovi gravissimi episodi di violenza che hanno di mira le comunità cristiane hanno sconvolto nei giorni scorsi l'Africa. Infatti, in una serie di attentati - due in Nigeria e un terzo in Kenia - sono stati uccisi nei giorni scorsi più di venti pacifici fedeli in preghiera. (…) portano il «marchio» della fazione prossima ad Al Qaeda; (…) a questi casi eclatanti si somma in Paesi del vicino e medio Oriente nonché dell'Asia profonda la quotidiana e progressiva pratica silenziosa di omicidi confessionali e l'induzione all'espatrio dei fedeli delle antiche Chiese apostoliche, determinata oltre che dallo stillicidio cruento, dalla compressione crescente degli spazi di presenza e libertà per le minoranze cristiane in numerosi Paesi dell'Asia; non si tratta di episodi isolati, ma di un'aggressione sistematica alla libertà religiosa, «madre di tutte le libertà», come già affermato nella Risoluzione unitaria Mazzocchi ed altri del 12 gennaio 2011. In essa si denunciava la «cristianofobia» e si chiedeva l'intervento ad ogni livello del Governo e delle istanze internazionali per garantire i diritti umani e tra essi specificamente quello della libertà di religione.




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