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REFERENDUM SARDEGNA/ L'assessore: con questo voto la Regione "scippa" il territorio

Pubblicazione:mercoledì 9 maggio 2012

Ugo Cappellacci, presidente Regione Sardegna (foto Infophoto) Ugo Cappellacci, presidente Regione Sardegna (foto Infophoto)

REFERENDUM SARDEGNA PER L'ABOLIZIONE DELLE PROVINCE Domenica in Sardegna si è tenuto un referendum (anzi, dieci referendum, tante erano le schede da votare) che anche per la concomitanza delle elezioni comunali non ha avuto molta notorietà sulle pagine dei giornali. In realtà si è trattato di qualcosa di molto significativo, alla luce della tante volte annunciata abolizione delle province, perché gli elettori si sono espressi in favore dell'abolizione di questi enti amministrativi. Ad essere abolite sono quattro province, quelle di formazione più recente, mentre tutte le altre sono state sottoposte solo a quesiti di tipo consultivo. E' questa una delle ragioni che fa scattare l'indignazione di Giò Martino Loddo, assessore ai Lavori pubblici, Viabilità e Trasporti della provincia Olbia-Tempio, una di quelle abolite, che non ci sta ai titoli che sono apparsi in questi giorni, tipo: "La Sardegna contro la casta". «Ma quale casta, la casta vera la vadano a cercare altrove», dice a IlSussidiario.net. «La realtà è che questo sentimento populista della cosiddetta antipolitica ha creato qui in Sardegna una situazione gravissima». Questo perché, dice ancora Loddo, territori provinciali sono stati scippati delle risorse faticosamente raccolte per essere distribuite per il bene locale e portate a Cagliari. «Si sta creando una spinta autonomista che porterà la Sardegna a fare la fine della Corsica senza tenere conto che ci sono ancora dei politici veramente mossi dalla passione e dal desiderio di fare l'interesse della popolazione locale. Strade alternative ce ne erano e ci sono, spero che si possano ancora prendere in considerazione prima che sia troppo tardi».

 

Loddo, per prima cosa ci spieghi chi ha voluto questo referendum.

 

Il referendum è stato promosso da un comitato costituito essenzialmente dai Riformatori Sardi, fortemente voluto da loro e da altri partiti. Bisogna tenere conto che la situazione in Sardegna è un po' particolare. Nel 2005 infatti sono state create quattro nuove province, su una forte spinta da parte del territorio della Gallura che voleva avere una provincia autonoma e non dipendere da Sassari.

 

Perché?

 

I motivi sono diversi, pensiamo alle caratteristiche geomorfologiche del territorio e anche alle caratteristiche della popolazione. Delle quattro nuove province questa era forse l'unica che aveva già in precedenza motivo di esistere. 

 

Invece cosa è successo?

 

E' successo che si sono accodate poi per motivi politici altri territori e si sono create altre nuove province. Non voglio dire che come importanza e per motivi storici fossero meno importanti, però i motivi non corrispondevano alle esigenze della prima provincia. 

 

Ci spieghi meglio le esigenze della sua provincia.

 

In Gallura siamo circa 160mila abitanti su un territorio che supera i tremila chilometri quadrati. Abbiamo 800 chilometri di strade provinciali e abbiamo dei grossi problemi per quel che riguarda i collegamenti su gomma. Sassari, da cui dipendevamo, la faceva da padrona e tendeva a privilegiare il territorio del suo circondario in modo particolare Porto Torres, Sassari stessa e Alghero. Tanto è vero - e posso parlare con cognizione di causa - la strada Sassari Santa Teresa finanziata per oltre 37 milioni di euro si è arrestata subito dopo Castel Sardo e il resto dei finanziamenti è stato dirottato su Alghero. 

 

Mi sembra di capire che vi sentiate in qualche modo derubati.

 

Avevamo fatto un piano di lavoro, avevamo cercato i finanziamenti e nel momento in cui si stava diventando operativi e si stavano vedendo i primi risultati siamo stati cancellati da questi referendum. 

 

Affrontiamo allora questo referendum, ci spieghi in cosa consiste.


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