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SCENARIO/ Cossiga: perchè nessuno conta le "vittime" di magistrati e giornali?

Immagine d'archivio (Infophoto) Immagine d'archivio (Infophoto)

È un tema estremamente complesso, ovviamente, e impone una grandissima prudenza se si vuole cercare di migliorare la regolamentazione. 

Tornando all’aspetto politico, in questi anni anche maggioranze incredibilmente ampie, che avevano messo in agenda la riforma della giustizia sono tornate a mani vuote. Per quale motivo secondo lei?

Mi sono comunque fatto l’idea che la paura di alterare equilibri consolidati abbia fermato anche i governi più intenzionati a risolvere il problema. In questo la politica, e il governo di cui ho fatto parte, ha sicuramente fallito. La “rivoluzione liberale” non è stata realizzata e non possiamo illuderci che oggi la facciano i tecnici.

E come potrà tornare a essere credibile la politica dopo questa parentesi?

L’errore più grave in questo momento di difficoltà sarebbe quello di seguire l’onda dell’opinione pubblica, come fanno i movimenti anti-sistema. La politica deve tornare ad avere il coraggio di spiegare anche le questioni complesse, anche se si corre il rischio della sconfitta e dei fischi in piazza. Chi insegue il risultato immediato e il facile applauso non andrà lontano. 
Detto questo, se si continua ad alimentare l’anti-politica le persone di qualità abbandoneranno questo campo e sceglieranno di starne alla larga il più possibile. 

Da ultimo, un suggerimento al suo partito, il Pdl, alle prese con un dibattito sul suo possibile rilancio.

Per prima cosa il Popolo della Libertà dovrebbe smettere di dire che è tutto da rifare e dovrebbe tornare a fare proposte politiche serie sui temi che stanno cari alla gente. Altrimenti ogni giorno possiamo anche annunciare grandi cambiamenti senza nemmeno sapere per quale motivo e soprattutto per quali obiettivi dobbiamo farlo.

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