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CDA RAI/ Il dirigente: questa volta Monti rischia grosso

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Anna Maria Tarantola (Infophoto)  Anna Maria Tarantola (Infophoto)

«Mario Monti sta passeggiando in un campo minato. La partita della Rai potrebbe durare dei mesi e sarà molto più complicata di quanto possa immaginare». Parola di un dirigente di Viale Mazzini che chiede a IlSussidiario.net di mantenere l’anonimato.
D’altra parte dopo l’annuncio del presidente del Consiglio che ha indicato Anna Maria Tarantola (vicedirettore generale della Banca d’Italia) e Luigi Gubitosi (responsabile del corporate investment banking di Bank of America per l’Italia) nel ruolo di presidente e direttore generale dell’azienda, la tensione all’interno dei partiti è iniziata a salire.
«La procedura è stata sen’altro irrituale e scorretta – prosegue il dirigente Rai –. Serviva un concerto con le forze politiche prima dell’ufficializzazione. Ora la strada è in salita visto che il centrodestra ha gridato allo scavalcamento del Parlamento e nel centrosinistra il segretario del Pd si è chiamato fuori dalla partita. Il presidente del Consiglio in questa vicenda paga però un “peccato originale”».

A cosa si riferisce?

Nella conferenza stampa di fine anno il premier aveva sottolineato di essere cosciente dell’emergenza Rai. Purtroppo però nei mesi successivi ha sottovalutato il problema. Bisognava riformare la legge entro febbraio, disegnando una governance diversa, prima della scadenza del cda. Ora è troppo tardi. Piaccia o non piaccia, bisogna attenersi alla Gasparri.

Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, e il democratico Fioroni invitano però Monti ad andare fino in fondo, nominando direttamente i consiglieri.

Non credo che sia una strada percorribile perché, fino a prova contraria, il Parlamento conta ancora qualcosa in questo paese. La legge prevede due consiglieri di nomina governativa e 7 di nomina parlamentare.
Il presidente del Consiglio non può invadere questo spazio e comunque quei nomi andrebbero votati a maggioranza qualificata, e a scrutinio segreto, in Commissione di vigilanza. Avrebbero qualche speranza?
Non solo, se Bersani non cambia idea, diventa difficile arrivare al quorum senza il Partito Democratico.

Il presidente Napolitano potrebbe spendersi per favorire una mediazione?

Gira voce che potrebbe convincere il Pd a trattare. Di più non si può chiedergli, se il Quirinale vuole stare al riparo da nuove polemiche. L’obiettivo potrebbe comunque essere raggiunto dato che tra i democratici sono sempre di più quelli che chiedono a Bersani di sedersi al tavolo facendo dei nomi pesanti, a partire da Umberto Eco.



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