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DDL ANTI CORRUZIONE/ Slitta il maxiemendamento, il governo chiede più tempo

Pubblicazione:martedì 12 giugno 2012

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Il maxiemendamento al ddl anticorruzione alla fine non è arrivato e, dopo l’incontro con Paola Severino, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda ha chiesto in Aula alla Camera uno slittamento dell’esame del disegno di legge: “Il governo nonostante le promesse fatte nelle ultime sedute di arrivare in tempo con il testo possibile di un maxiemendamento non è riuscito a onorare i propri impegni", ha spiegato Giarda in Aula. "Sono costretto a chiederle un congruo spostamento dei tempi per la discussione del provvedimento", ha poi aggiunto. Sembra quindi che, in mancanza di una mediazione sul testo del ddl anticorruzione, si vada verso una votazione su tre fiducie: una riguardante l'articolo 10 sulle incandidabilità dei condannati, altre due sugli articoli 12 e 13, che introducono la parte penale del testo. Questo slittamento sul ddl anticorruzione, secondo quanto dichiarato dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, una volta ascoltate le parole del ministro Piero Giarda, “mortifica il ruolo della Camera . Il Governo ha avuto cinque giorni per sciogliere questo nodo”, senza però riuscirci. Lo stesso Fini ha poi fatto sapere che i lavori d’aula riprenderanno alle ore 13. Il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, ha ribadito la contrarietà espressa dal Pdl alla fiducia e proprio questo, ha detto, “chiediamo che si facciano tutti gli sforzi per mettere da parte anche emendamenti votati in commissione che hanno stravolto il testo”, così da poter ottenere “un testo condiviso con un ruolo di mediazione del governo rispetto cui abbiamo un atteggiamento di apertura”. Secondo Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, si tratta di “una fiducia su un compromesso al ribasso. Questo provvedimento – ha detto in diretta a Tgcom24 - è un cappello che il governo vuole indossare per poter dire di aver dato un apporto alla lotta alla corruzione. Tanti aggettivi e belle parole, ma gli strumenti che permettono ai magistrati di lottare contro la corruzione vengono elusi”. 


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