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IL PALAZZO/ Pdl, cronaca di una lenta agonia

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Angelino Alfano (Infophoto)  Angelino Alfano (Infophoto)

Il governo si è impegnato a trasferire per intero ai Comuni l’importo dell’Imu, la tanto discussa tassa sulla casa reintrodotta dal governo Monti anche per la prima abitazione. In questo modo viene sanata una stortura denunciata dai sindaci: un’imposta concepita come entrata per l’ente locale utilizzata invece dallo Stato per fare cassa, relegando i Comuni quasi al rango di esattori.

Sanato questo aspetto, resta solo da discettare sull’importo della tassa, e sulla sua fondatezza. Su quest’ultima sono in molti a far presente come essa in effetti ricalchi analoga imposizione presente in tutta Europa, e il suo ritorno ai Comuni che sopportano più di tutti oneri per servizi ai cittadini, ma anche agli immobili del territorio la rende anche piuttosto logica, per quanto logica e ben accetta possa essere una tassa.

Quanto all’importo, una casa media con due figli a carico in una città di media entità comporta un esborso, nella prima rata, non molto superiore al canone Rai e complessivamente minore certamente della Rc auto, un’altra “tassa” aumentata sotto i nostri occhi in maniera – questa sì – veramente incomprensibile. Si potrebbe, anzi, rilevare che per la prima volta un’imposta, questa tanto vituperata Imu, tiene conto in maniera robusta dei carichi familiari, anche se nessuno ha voglia di ammetterlo. Studi circostanziati hanno comunque rilevato che 15 anni fa, prima delle esenzioni di diverso colore adottate, l’Ici era di valore molto superiore, attualizzati gli importi di allora da lire in euro, nel passaggio da Ici a Imu, Imu ideata da Calderoli, tanto per fare un po’ la storia vera.

Al netto di tutto ciò resta solo la propaganda, servita a vincere le elezioni depauperando le casse statali (togliendo l’Ici) e costringendo un governo tecnico a prendere le legnate per porre rimedio (o tentare), dovendo invece un buon padre di famiglia avvertire i figli per tempo del fatto che stanno vivendo al di sopra delle loro possibilità senza promettere sconti o “paghette” che mandano gambe all’aria la baracca.

Nel Pdl c’è ancora la tentazione di cavalcare la demagogia, ma oggi come oggi, quando un accreditato sondaggio assegna al partito di Grillo intenzioni di voto in percentuale addirittura superiori al partito di Alfano non è più il momento di infierire, è il momento di riscontrare semmai generosità e voglia di confronto interno impensabili fino a pochi mesi fa.

Appunto. Può anche far simpatia il Pdl attuale, ma è una simpatia tardiva, che faticherà a far presa, perché non si può per decenni accettare di riunirsi come se fosse normale a casa del capo – vuoi mettere i soldi risparmiati? - e poi scoprire d’un colpo la democrazia, la voglia di andare con le proprie gambe. Non sono più allenate, le gambe, se per troppo tempo ci si è nascosti all’ombra del capo, e quando comandava sul serio si è preferito fare meno fatica. 


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