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Politica

M5S/ Rondolino: vi spiego perché appoggio i grillini (ma non Beppe Grillo)

FABRIZIO RONDOLINO spiega perché solamente i grillini potranno rappresentare, nel prossimo Parlamento della Casta e di partiti scollegati dalla realtà, un baluardo alla democrazia.  

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«Irriducibili "rompiscatole"». Nel senso buono del termine, ci mancherebbe. E’ il modo in cui Fabrizio Rondolino parla dei grillini. Sul proprio Blog, The Front page, ha spiegato che, dati i tempi che corrono, nel prossimo «Parlamento della Casta» solo un manipolo di seguaci del comico genovese potrà svolgere quella funzione di «cani da guardia della democrazia». Anche perché costoro, col comico genovese – precisa il giornalista e scrittore – hanno, prevalentemente, poco o nulla a che fare. Gli abbiamo chiesto di spiegarci come la pensa.

Scusi: ma lei, Beppe grillo, lo appoggia o no?

A me Grillo non piace per niente. Ha dei tratti di violenza e qualunquismo inaccettabili. Tuttavia, la formula da lui individuata per liberalizzare la politica la trovo geniale.

Che formula?

Lui è un’icona e, probabilmente, non sa neanche che faccia abbiano gli aderenti al suo movimento. E per fortuna. E’ riuscito, però, a dar vita ad un contenitore in cui chiunque, o quasi, può entrare. Il che è estremamente positivo. Perché rappresenta un modo di riorganizzazione della politica che possa prescindere dai partiti.

Però i partiti ci sono

Infatti. Diciamo che sono molto pessimista sul destino di questo Paese e sulla capacità della classe dirigente di rivitalizzarsi. Siamo destinati a non avere un governo normale né una sinistra riformista o una destra liberale. Per cui, l’idea che ci siano 100 Grillini che fanno da “cane da guardia”,  fa bene alla democrazia. 100 rompiscatole, appunto, che impediscano ad Alfano, Bersani e Casini di fare troppi danni.

Viene in mente un vecchio sketch in cui Corrado Guzzanti, imitando un Bertinotti intenzionato a prendere il 99% dei voti, diceva: «Il nostro scopo è di aver il più grande partito del Paese senza responsabilità di governo. Poi, quando siamo tutti all’opposizione, mettiamo su un governo di minoranza, gli facciamo gli scherzi, gli rompiamo, finché non cade».

Grillo parla per paradossi. Non è che vada preso alla lettera. Va interpretato, le sue suggestioni devono essere tradotte. Lui intercetta un flusso che, in realtà, non è antipolitico, ma di disgusto della politica attuale. Raccoglie, ovviamente, più a sinistra che a destra, essendo maggiori le analogie con la sinistra. Ma non ha un programma vero e proprio, nel senso tradizionale del termine. Il suo obiettivo, infatti, non è quello di governare l’Italia, ma far saltare il banco nell’augurio che, dalle macerie di questo sistema, qualcosa rinasca.  

Grillo, intervistato da Il Fatto quotidiano, parla di un Parlamento senza politici e di under 30; avranno pure i loro limiti, ma ci sono alchimie, regolamenti e meccanismi che solo i tanto vituperati politici di professione sono in grado di gestire. I non politici al governo, del resto, stanno facendo una marea di errori tecnici.