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Politica

NAPOLITANO/ Misure del governo sufficienti a restituire credibilità al Paese

Dopo il colloquio con il presidente tedesco Gauck, Napolitano ha definito le misure varate dal governo Monti sufficienti a restituire credibilità al Paese nei suoi oblighi nell'area Euro

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Al termine del colloquio con il presidente tedesco Joachim Gauck avvenuto quest’oggi al Quirinale, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha definito le misure varate dal governo Monti «sufficienti a restituire credibilità al Paese nei suoi obblighi nell'area Euro». Rispondendo ai cronisti presenti, il Capo dello Stato ha spiegato che l’Italia ha messo in campo importanti riforme «come quella del lavoro che tra breve riceverà l'approvazione definitiva del Parlamento, ma il governo Monti non ha mai detto di aver già finito tutto il suo lavoro». Secondo Napolitano il governo ha quindi preso «decisioni importanti» nei confronti delle quali dice di avere «corresponsabilità solo rispetto ai decreti legge emanati». Riguardo al colloquio avuto con il presidente tedesco Gauck, Napolitano ha poi fatto sapere che con il suo interlocutore «c'è una piena comunanza di vedute sulla necessità di andare avanti nel progetto europeo, per un'Europa dei diritti, dei valori e della pace perché non è solo l'Europa della moneta». «L'Italia - ha sottolineato ancora il presidente della Repubblica - ha dimostrato molto seriamente di voler fare i conti con i propri problemi, con i propri ritardi, di voler affrontare la questione del riequilibrio della finanza pubblica con grande energia e abbiamo sottoscritto in piena consapevolezza l'accordo del Fiscal compact con tutti i vincoli di disciplina di bilancio che esso prevede». Il vero pericolo, ha spiegato il Capo dello Stato, «non è questa spaccatura ipotetica tra nord e sud. Il vero pericolo è che l'Europa nel suo insieme non prenda tutte le decisioni necessarie e non prenda con tempestività e chiarezza tutte le decisioni necessarie per avanzare sulla via di una maggiore integrazione, superando la crisi attuale della moneta unica o dell'eurozona per riaffermare il suo ruolo, la sua capacità di presenza e competizione nel mondo d'oggi. Poi i trattati prevedono non un'Europa a più velocità ma forme di cooperazione rafforzata. Anche un gruppo limitato di Stati membri può assumere delle iniziative per andare più avanti sulla via dell'integrazione, lasciando sempre aperta la porta ad altri Stati che vogliono sopraggiungere. Con l'euro siamo partiti in 11 e ora siamo 17».