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Politica

SCENARIO/ Italia al bivio, tra il Monti-bis e Grillo

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Ecco, diciamo che si tratta,  per il momento, di scenari verosimili ma altamente improbabili.

Il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, ipotizza, nel caso di rinuncia di Monti ad un ritorno di Prodi

Non vedo perché il Pd dovrebbe ripescare un personaggio che ha fatto il suo tempo e non, piuttosto, un profilo tecnico più consono alla mentalità e alla cultura del partito. Se parliamo di uno scenario post-elettorale, inoltre, considero l’eventualità praticamente impossibile. Se, infatti, il Pd dovesse uscire vincitore dalle urne, non avrebbe alcun motivo per non indicare alla presidenza del Consiglio il suo esponente più rappresentativo. Quindi, Bersani. Che, dal canto suo da tempo, sta lavorando proprio per questo.

Se la legislatura giungerà al termine, invece, su queste pagine, Piero Sansonetti si è detto convinto  che, quasi certamente, si andrà incontro all’ennesimo governo tecnico

Se è per quello, stando ai recenti sondaggi, potremmo avere anche Grillo come secondo - se non, addirittura, primo - partito. Il problema è che, pur vivendo in scenari tendenti al catastrofico, continuiamo a parlare come nulla fosse di alleanze, maggioranze e governi.  Eppure, ad oggi, non sappiamo quale sarà il quadro politico da qui alle elezioni. Né, tantomeno, con che legge si andrà a votare. Ciò detto, in Italia, a differenza degli altri Paesi europei, la crisi democratica è decisamente più acuta. Per cui, un altro governo che non sia espressione della volontà popolare è molto probabile. C’è, tuttavia, un grosso ostacolo.

Cioè?

Monti è arrivato in un contesto ben preciso. E’ stato chiamato per sanare l’emergenza e far riacquisire al Paese quella credibilità che il governo precedente non era più un grado di assicurare. Ma si trattava, appunto, di un’emergenza. Ora, dovremmo immaginare che, all’indomani delle elezioni politiche, convocate per dar vita ad un Parlamento che esprima una maggioranza di governo, si instauri nuovamente una seconda compagine tecnica. Se già adesso parliamo di crisi democratica, in tal caso, di cosa dovremmo parlare? Certo, ribadisco che non siamo in tempi di pace ma “di guerra”, ove tutto è possibile.

 

(Paolo Nessi)

 

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