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IL PALAZZO/ Italia, elezioni anticipate "involontarie": 4 prove

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Il rischio che si delinea è quello di elezioni anticipate “involontarie” nel senso che la stabilità del governo sta sfuggendo di mano e  si moltiplicano i sintomi di sbullonamento del quadro politico ovvero le divaricazioni 1) all’interno del governo, 2) tra governo e maggioranza, 3) tra partiti della maggioranza e 4) in seno a questi singoli partiti. Il vertice che ha promosso Monti tra i partiti che sostengono il governo si è infatti concluso nel peggiore dei modi e cioè con una “fiducia” non collegiale, ma sulla base di documenti separati di Pd e Pdl che saranno approvati con maggioranza relativa grazie ad una reciproca astensione a turno. E’ la riedizione della “convergenza parallela”  di mezzo secolo fa nel segno non di una solidarietà d’emergenza, ma di una tregua senza impegno tra due partiti che entrambi hanno annunciato di contendersi la successione a Monti con i voti dell’opposizione. 

Siamo cioè al risultato opposto a quello che si era proposto nel dicembre scorso il Quirinale dando vita al governo Monti. Il proposito originario era quello di fronteggiare la crisi con una grande coalizione che valorizzasse le componenti più responsabili presenti nei due schieramenti. Oggi vediamo al contrario crescere le spinte centrifughe ed estremistiche in entrambi gli schieramenti. E il governo ha la sua parte di responsabilità.

L’aumento delle imposte con il risultato di minori entrate fiscali e di un imput recessivo è un dato di fatto. Nel seno dello stesso governo si vedono così apparire i segni di divisioni (come è emerso intorno ai provvedimenti di Passera), di nervosismo istituzionale (la richiesta di dimissioni dei vertici dell’Inps da parte della  Fornero che prima si era dimenticata degli “esodati”, poi pensava di rimandarli a lavorare in aziende già chiuse e poi ne aveva sottovalutato la entità). L’impressione di sfilacciamento viene ulteriormente alimentata da comportamenti che sembrano indicare che ormai nel governo singoli ministri puntano a creare “casus belli” per guadagnarsi la riconoscenza di aver provocato la crisi e le elezioni anticipate. Che senso ha prendere  l’iniziativa di una legge sulla giustizia gestendola in modo tale da sapere perfettamente di avvelenare la maggioranza? E perché mettere in subbuglio il Parlamento su un tema non di così immediata urgenza proprio nel periodo più delicato di vertici internazionali a Roma sulla crisi economica dando agli interlocutori esteri l’immagine di un governo senza sicura maggioranza?

Non era una difficile profezia prevedere un simile sbullonamento nel momento in cui il Quirinale abbandonava il progetto originario di “grande coalizione” e lasciava varare un governo interamente extraparlamentare  con una secca contrapposizione tra tecnici e deputati. Mettere il Dottor Jeckyl in balìa di quattrocento Mr. Hyde non è stata una felice idea. Estromessi dalla compagine governativa  per il  Pdl il governo Monti rappresenta il tradimento del mandato elettorale  e per il Pd il fastidioso ritardo della presa del potere. E’ così che l’appoggio al governo è sottoposto sia nel Pd sia nel Pdl a logoramento nei rispettivi elettorati aggravato dal lavorìo ai loro fianchi da parte dell’opposizione parlamentare ed extraparlamentare  sempre più ringalluzzita.






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