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MANOVRE/ Il partito di Repubblica "appeso" alle ambizioni di Scalfari e De Benedetti

Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica (Foto: Infophoto) Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica (Foto: Infophoto)

Poi ci sono le ambizioni di De Benedetti, che è pur sempre l'Editore, l'imprenditore, il padrone, chiamatelo come volete. Ebbene De Benedetti, fatalmente, pensa ad allargare e a garantire il suo potere, il suo impero mediatico. E quindi spera di sfruttare il declino di un intero sistema politico a questo fine. Non è un mistero che abbia ambizioni sulla Rai (in particolare avrebbe messo gli occhi su Raidue...) e su La7. E usa delle capacità di manovra politica di Repubblica e l'Espresso. Insomma niente di cui scandalizzarsi, basta sapere bene di che cosa si parla.

Poi, secondo me, c'è invece il fenomeno della "community" di Repubblica, di quel vasto mondo di lettori e simpatizzanti, che soprattutto coi new media come Facebook, è diventato un luogo di dibattito e confronto anche politico. È un ambiente importante e forse anche fecondo ma non è un partito. E forse non lo vuole neanche diventare. Faccio un esempio: se domani si votasse, magari alcuni si potrebbero orientare su una lista civica guidata, chessò da Scalfari, da un Zagrebelsky  o da Saviano, mentre altri orientarsi su un Baricco in lista, poniamo, con Matteo Renzi, per fare un nome non a caso, vista la partecipazione dello scrittore all'ultima convention del sindaco di Firenze.  

Se Repubblica resta un giornale di idee, non può essere solo un giornale-partito. Le due anime possono convivere, ma prima o poi, ogni tanto vanno in contraddizione.

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