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SCENARIO/ Renzi vs. Bersani: cosa c'è in ballo?

Pubblicazione:mercoledì 20 giugno 2012

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Nel Pd si combattano due anime. Una più movimentista che pensa ai partiti come un peso di cui liberarsi; e un’altra che crede che il Pd debba essere, ancorché moderno e il più aperto possibile, un vero e proprio partito, come nel resto dei Paesi occidentali. Semplificando schematicamente, possiamo dire che alla prima fazione fa riferimento l’area prodian-veltroniana, alla seconda i piddini di “rito” diessino e popolare.

Se Bersani vince, una forte affermazione di Renzi potrebbe delegittimarlo?

Non credo. Siamo in una di quelle partite in cui vince chi ottiene un punto in più. L’importante è che lo sconfitto riconosca di essere tale. La quantità dei suoi voti potrà essere indicativa per il suo futuro politico. Per il presente, conta solo il vincitore.

Quali carte si può giocare Bersani ottenere il massimo dei consensi?

Quella, anzitutto, del dirigente tranquillo che ha dimostrato, in questi anni, di poter soddisfare sia il senso d’appartenenza della sinistra che la partecipazione dei moderati. Può rappresentare una soluzione alla Hollande: un uomo abbastanza di sinistra ma non abbastanza per respingere il voto moderato. Del resto, in Italia, la sinistra è stata ormai sostituita, come concetto, dal centrosinistra. Rispetto alla sfida tra Renzi e Bersani, infatti, ragioniamo sulle rispettive accentuazioni. Renzi sottolinea la componente liberal-liberista, mentre in Bersani è più forte una cultura regolatrice, tipicamente socialdemocratica.

Due anime così diverse possono convivere o, prima o poi, il conflitto è destinato a deflagrare?

Non mi pare che, al di fuori del Pd, ci siano molte possibilità di sopravvivenza politica. In occidente, quando si fronteggiano due opzioni, lo fanno molto duramente ma, alla fine, sopravvivono. La speranza, quindi, è che lo scontro sia aperto in modo che chi parteciperà alla primarie potrà scegliere liberamente e in coscienza la propria opzione.

 

(Paolo Nessi)



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