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PARTITO CATTOLICO (?)/ Una nuova Dc, ma senza democristiani

Pubblicazione:giovedì 21 giugno 2012

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Ma la Democrazia cristiana ha dissipato negli anni il proprio patrimonio culturale e la propria incidenza morale. Ha saputo resistere agli attacchi brutali del terrorismo che ne ha colpito gli uomini di punta, ma ha pagato un caro prezzo: l'incapacità di restare fedele ai propri valori originari. E' così che i cattolici sono diventati complici dell'affarismo socialista, hanno ceduto alle logiche clientelari degli anni '80 e '90 (gli anni in cui si è formata la montagna del debito pubblico), hanno mancato le occasioni della buona politica per esempio continuando a mantenere una scuola e una università fondate sui docenti e non sugli allievi.
E poi, chiusa l'esperienza del partito cattolico non è terminata l'era della complicità: di volta in volta, complici a sinistra con il giustizialismo ideologico, complici a destra con il degrado morale e istituzionale.
In queste condizioni, pur a malincuore, pensare a un nuovo partito cattolico appare altrettanto illusorio quanto velleitario. Perché la storia pesa, così come pesa quella che possiamo chiamare reputazione. E la reputazione dei cattolici in politica, come sottolinea lo stesso Antiseri, non è certo attualmente delle migliori.
E allora? Bisogna rassegnarsi ad essere insignificanti? Bisogna ritirarsi di fronte alla disarmante attualità della lotta tra politica e antipolitica? Sicuramente no. Ma il corso della storia lo si può cambiare solo con una appassionata partecipazione alla realtà. E aiutando una nuova generazione di cattolici ad usare tutti gli strumenti, le iniziative e le capacità per costruire una presenza viva all'interno della società. Magari senza essere presenti dappertutto, ma cercando di essere efficaci dovunque si riesca ad essere.
Questo in fondo per dire che Dario Antiseri, come tutti i maestri, ha certamente ragione, ma il suo è un richiamo più profetico che pragmatico: perché partendo dalla realtà attuale il (ri) costruire un partito dei cattolici può essere (secondo il parere di un suo modesto allievo) più un obiettivo da non perdere di vista, che un punto di partenza. 



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