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SCENARIO/ Il costituzionalista: nella bozza molte falle e un preconcetto di troppo...

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La creazione del bicameralismo differenziato ed eventuale, poi, introduce elementi di incertezza di non poco momento, ad esempio circa l’impiego di un criterio distintivo – le materie di cui all’art. 117, terzo comma Cost. – che in questi anni ha dimostrato di produrre notevole confusione nei rapporti tra Stato e Regione; oppure, non si comprende bene cosa dovrebbe accadere se si verificassero eventuali conflitti (negativi o positivi) che potrebbero tra i Presidenti delle due Assemblee circa l’attribuzione della competenza ad approvare “in prima battuta” (e, in caso di “richiamo” dell’altra Assemblea, in via prevalente e definitiva) i singoli disegni di legge.

Tra l’altro, alla luce di quanto sta avvenendo in questi ultimi mesi con il Governo Monti, cioè considerando che si sta legiferando per lo più mediante decreti-legge, si potrebbe anche discutere l’efficacia reale di siffatta riforma, dato che essa prevede – peraltro correttamente – che le leggi di conversione  dei decreti-legge, così come numerose altre tipologie di leggi, dovrebbero continuare ad essere approvate secondo il classico meccanismo del bicameralismo perfetto. Ed ancora, la nuova Commissione senatoriale che prevede la presenza dei rappresentanti delle Regioni, appare scarsamente incidente sul procedimento di approvazione delle leggi statali di diretto rilievo regionale. Per non parlare delle criticità insite nei meccanismi relativi alla fiducia e alla sfiducia, in cui la prima è data separatamente dalle due Camere, mentre la seconda è votata “dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna delle due Camere”. Ed ancora appaiono piuttosto sfuocati gli esiti delle future disposizioni regolamentari sui “poteri” del Governo e sui “diritti delle opposizioni”.      

Su quest’impianto riformatore, è altrettanto noto, sono sopravvenuti gli emendamenti presentati dal Pdl per introdurre una forma di governo improntata ai principi del semi-presidenzialismo, così come, tra gli altri emendamenti in discussione, ve ne sono alcuni – proposti soprattutto dalla Lega - che concernono una ridefinizione della composizione del Senato in senso più o meno “federalistico”.



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