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SCENARIO/ Il costituzionalista: nella bozza molte falle e un preconcetto di troppo...

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IL PUNTO SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE. Come noto, in questi giorni l’Assemblea del Senato ha avviato l’esame del progetto di riforma costituzionale che tocca alcuni nodi fondamentali dell’attuale disciplina contenuta nella II Parte della Costituzione, con particolare riferimento al Parlamento e al Governo. In particolare, sulla base del testo che è stato licenziato dalla I Commissione (Affari costituzionali) del Senato, si intendono perseguire contemporaneamente i seguenti obiettivi: abbassare l’età richiesta per l’elettorato passivo (e, per il Senato, anche quella per l’elettorato attivo); ridurre il numero dei componenti di ciascun Assemblea parlamentare; differenziare la posizione delle due Camere in relazione al solo procedimento legislativo, introducendo a questo fine una sorta di bicameralismo a competenza ripartita ed eventuale; prevedere un nuovo organo posto all’interno del Senato (la Commissione paritetica per le questioni regionali, in sostituzione dell’attuale Commissione bicamerale) e con la presenza di un pari numero di senatori e di rappresentanti delle Regioni,  che avrebbe una funzione consultiva sui progetti di legge relativi ad alcune materie di diretto interesse regionale; accentuare la posizione del Governo nell’ambito del procedimento legislativo, mediante la possibilità di richiedere che i disegni di legge siano discussi e sottoposti a votazione a “data certa”; introdurre la sfiducia costruttiva; rafforzare il ruolo del Presidente del Consiglio dei ministri, considerandolo diretto destinatario della fiducia parlamentare, attribuendogli il potere di proporre al Capo dello stato sia la revoca dei ministri, che lo scioglimento delle Camere, o di una sola, in caso di sfiducia; e, infine, dare un qualche rilievo, in seno ai regolamenti parlamentari, alle “prerogative e poteri del Governo”, così come “ai diritti delle opposizioni e delle minoranze”.

Ciascuna di queste proposte avrebbe la necessità di essere esaminata con attenzione; qui basti dire che non mancano aspetti critici, sui quali una parte della dottrina si è espressa anche con una qualche asprezza. Ad esempio, l’abbassamento dell’età dell’elettorato passivo (ed in parte di quello attivo) appare una misura non priva di spunti demagogici, così come la riduzione del numero dei parlamentari che non fosse coerentemente collegata a parametri obiettivi e comparabili con gli altri ordinamenti a noi consimili.



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