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SCENARIO/ Il costituzionalista: nella bozza molte falle e un preconcetto di troppo...

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Ed è risaputo che su tutta la questione grava il tema, per così dire, preliminare del nuovo sistema elettorale che dovrebbe sostituire l’attuale normativa che ha determinato danni assai gravi nel processo di selezione della rappresentanza politica. 

Soltanto alcune brevissime considerazioni di carattere generale possono essere qui svolte. Il testo formulato dalla I Commissione si presenta come il frutto di un difficile e complesso lavoro di mediazione tra le tante proposte presentate in questa legislatura. Alcuni lo hanno criticato perché introdurrebbe modifiche sino troppo incisive sul vigente testo costituzionale; altri hanno considerato la proposta in questione come una sorta di “vestito di Arlecchino” che riunisce spunti tratti da diverse esperienze straniere, senza una precisa e chiara scelta di fondo.

Certo, in un momento così difficile per il Paese tutto, discutere di riforme costituzionali, di bicameralismo e di forma di governo potrebbe apparire come una sorta di fuga dalla realtà. A nostro avviso, invece, proprio in questi frangenti si dovrebbe avere il coraggio di affrontare alcune questioni che hanno confermato quanto sostenuto alcuni anni fa da Maurice Duverger a proposito della nostra forma di governo: essa si è proposta e si è sviluppata come una vera e propria democrazia  de l'impuissance. Il nostro modello istituzionale, derivante dalle scelte del Costituente, ha avuto sì numerosi frutti positivi per la collettività, ma ha anche prodotto esiti sconcertanti e difficilmente contestabili, ad esempio, sia dal punto di vista della moralità pubblica che da quello della gestione delle finanze. Peraltro, la presenza dei soli vincoli esterni, come quelli provenienti dall’Unione europea e che hanno condotto alla recente riforma costituzionale sull’introduzione del principio dell’equilibrio di bilancio (la legge cost. n. 1 del 2012), non appare sufficiente per una effettiva riforma del costume politico, né, del resto, può o deve condizionare il processo di autoriforma del nostro ordinamento costituzionale.

La scelta di un sistema di governo davvero più efficiente, che razionalizzi in modo coerente l’assetto istituzionale e che consenta di controllare le spinte disgreganti e responsabilizzi in modo più trasparente il ceto politico-rappresentivo, deve essere una prospettiva da prendere in seria considerazione, innervando di essa questo progetto di riforma che appare per molteplici aspetti debole e compromissorio. La sfida del presidenzialismo – ovvero del semi-presidenzialismo alla francese -, allora, è una strada che le forze politiche dovrebbero seriamente considerare, al di là delle controversie tattiche del momento, non per farne un oggetto di controversia utile soltanto per rinviare decisioni cruciali per l’intera Repubblica, ma soprattutto per rendere quest’ultima davvero all’altezza dei tempi.     



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