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TAGLIO PROVINCE/ Il costituzionalista: per ora solo anti-politica e demagogia

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“Le province sono troppe e vanno ridimensionate e un contenimento è opportuno. La riforma del federalismo è stata bloccata a metà e le regioni ora sono centri di spesa senza la responsabilità che quest'ultimo avrebbe presupposto: per cui, adesso come adesso, le regioni promulgano un numero limitatissimo di leggi. Sono degli enti legislativi di puro dettaglio e, per il resto, non rispondono politicamente a nessuno. La riforma del federalismo fiscale avrebbe corretto tutto ciò. Con un numero di regioni appiattite sul territorio e incapaci di andare oltre la pura gestione, le Province territoriali svolgono un'ordinaria amministrazione. Con il compimento della riforma federalista, le regioni si sarebbero potute occupare dell'attività legislativa e province di ampio territorio avrebbero potuto gestire le funzioni di vasta area, accorpando quelle meno estese”.

 

Come intervenire?

 

“L'errore sta proprio nell'intervento chirurgico su singoli profili, quando è l'intero quadro che non funziona anche perchè è basato su una politica di restrizione e di obbligatorietà: così come per i comuni si tende a valorizzare le unioni, per cui più soggetti esercitano le funzioni fondamentali degli enti locali, analogamente è opportuno che più province si uniscano per l'esercizio unitario delle funzioni di competenza. Questo presupporrebbe, tuttavia, un dialogo con le Regioni, con la Conferenza Stato Regioni e con gli altri enti, più dinamico. All'interno di una cornice di federalismo fiscale, legato alla responsabilità degli amministratori, dei bilanci, della trasparenza e dell'incoraggiare politiche di risparmio. Non servono a nulla le politiche coercitive perchè bloccano lo sviluppo”.

 

E per quanto riguarda le regioni a statuto speciale. È giusto che non vengano toccate seppur di piccole dimensioni?

 

“Quelle sono tutelate costituzionalmente. Sicuramente nel quadro di una revisione costituzionale, è giusto che anche loro perdano i propri privilegi del tutto anti - storici. Ma questa revisione, a mio parere, non si farà mai”.

 

L'accorpamento delle province potrebbe causare problemi a livello campanilistico. Molti capoluoghi, seppur attigui, sono in profondo disaccordo per motivi che affondano nella storia.

 

Un conto è la politica nazionale e qui ci possono essere anche spaccature di tipo ideologico e culturale. Viceversa, quando si ha a che fare con la politica locale, soprattutto in sistemi finanziari così contingentati come quelli attuali, tutto sommato occorre considerare che non c'è grande differenza fra una parte e l'altra. Gli enti locali, del resto, hanno tutti più o meno gli stessi problemi e l'obiettivo comune è il buon governo. Queste unioni annunciate andrebbero sicuramente nella direzione di una riappacificazione delle parti che prevarrebbe su motivi di contrasto ormai anti - storici.  



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