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GALLI DELLA LOGGIA/ Borghesi: c'è una "lezione" dei cattolici che viene prima dei partiti

MASSIMO BORGHESI spiega perché il percorso inaugurato dai vertici della  Chiesa italiana dopo il 1995 non soddisfi più le reali esigenze della rappresentanza cattolica

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Caro direttore,

L’articolo di Ernesto Galli della Loggia sul “Corriere della Sera” di domenica, “L’irrilevanza dei cattolici”, solleva, con molte buone ragioni, un problema reale: quello dell’assenza di un pensiero cattolico sull’Italia contemporanea. Non si tratta, secondo Galli, semplicemente di un problema politico – quello di un partito cattolico di cui non si avverte la mancanza -, ma di un problema ideale a fronte di un sistema sociale e politico minato da una crisi senza precedenti. «Ed è qui proprio che però il silenzio cattolico è più alto. Non quello di singoli credenti, naturalmente, ma il silenzio di quella che si chiama la presenza cattolica nel Paese, del cattolicesimo organizzato (dalle Acli all’Azione Cattolica, ai tanti movimenti; e ci metterei pure la Cisl e l’Udc…)». Per Galli questo silenzio è documento di una irrilevanza d’opinione, di idee; di assenza di approfondimenti significativi, di punti di vista forti. L’atmosfera dominante e quella interna alla Chiesa spingono «il cattolicesimo italiano non solo a disinteressarsi della “grande” politica (che è poi la sola, vera politica) ma anche a disinteressarsi dell’Italia.[…]. La sola voce cattolica che oggi si fa sentire nello spazio pubblico sembra essere quella che si concentra sul tema (significativo, chi ne dubita?, ma certo non proprio generale) della “difesa della vita”. Per il resto l’impressione è che nel mondo cattolico tutto tenda a ridursi tra i fedeli a un certo astratto moralismo, e al vacuo, sempre prevedibile, precettismo delle relazioncine somministrate mensilmente nelle riunioni della Cei. La conclusione non può che essere una: con la fine della Dc il cattolicesimo italiano sembra aver cessato di essere matrice di una possibile cultura politica».

Una conclusione pessimistica e realistica ad un tempo, che coinvolge la stagione post-democristiana, inaugurata dai vertici della  Chiesa italiana dopo il 1995, a cui lo stesso Galli della Loggia è stato chiamato, in quanto laico aperto al confronto con i cattolici, a dare il suo contributo. E’ nel 1995 che la Cei, la Conferenza episcopale italiana, prende definitivamente congedo dall’idea dell’impegno unitario dei cattolici in politica marcando la distinzione tra Chiesa e politica e lanciando, al contempo, il “progetto culturale” nella terza edizione degli stati generali della Chiesa convocata a Palermo a fine novembre. Convegno a cui Galli fu autorevolmente invitato come relatore. Sorge qui quella che Sandro Magister ha chiamato, con formula efficace, la “Chiesa extraparlamentare”, la Chiesa che non ha più bisogno di intermediari per parlare con il potere e che si rivolge direttamente ai suoi rappresentanti attraverso il progetto culturale, cioè un insieme di valori non negoziabili che ruotano attorno al diritto alla vita, al rifiuto dell’eutanasia, alla forma del matrimonio, ecc. La sponda etica diviene il terreno prepolitico - in realtà politico -  per influenzare l’arco parlamentare, al di là delle appartenenze di destra o di sinistra.