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ASSE PD-UDC/ Casini, Bersani, e quell'accordo da Prima Repubblica

Pubblicazione:martedì 26 giugno 2012

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Mi sembra evidente. Se stiamo ragionando sul voto anticipato è perché, a far saltare il banco e staccare la spina al governo, potrebbe essere non tanto il Pdl, quando Berlusconi.

Perché, in ogni caso, con Berlusconi no ma con Bersani sì?

Berlusconi, in campagna elettorale, punterebbe sugli attacchi all’euro, all’Europa e a Merkel. Le differenze con Casini risulterebbero insanabili.

Più insanabili del fatto che i principi cattolici cui si richiama espressamente l’Udc appaiano del tutto inconciliabili con le posizioni progressiste sui temi etici?

Non mi pare un problema insormontabile. Si tratta di una questione risolvile in sede di governo. Le ricordo che la Dc governava con i socialisti e i repubblicani. Erano apertamente laici, e sostenevano l’aborto e il divorzio. Questo non impedì una forma di governo. Non diventarono clericali i socialisti e non diventeranno laicisti i democristiani. Del resto, naufragata l’idea di un più vasto schieramento neomoderato e centrista con forze di vario genere - tra cui Montezemolo - se questo fosse il punto fondamentale, Casini sarebbe destinato a rimanere da solo fino alla fine dei suoi giorni.

In seno al Pd, invece, l’alleanza potrebbe creare qualche problema?

Parte del suo elettorato, quello più a sinistra, potrebbe storcere il naso di fronte ad un patto con l’Udc; potrebbe essere interpretato come un’operazione in stile Prima Repubblica. Questo rischierebbe di far defluire parte dei consensi verso quei partiti che raccolgono voti nel bacino della cosiddetta antipolitica. Grillo ma, a questo punto, anche Di Pietro.

Di Pietro e Casini  potrebbero coabitare nella medesima coalizione?

Non credo. Del resto, l’Idv, ormai, ha assunto un orientamento tale su questioni quali l’appoggio al governo Monti o il rispetto del capo dello Stato da rendere impossibile la sua coabitazione persino con il Pd

E Vendola e Casini?

Anche laddove il leader dell’Udc ponesse un veto alla presenza di Sel nella coalizione, dobbiamo pur sempre ricordare che il suo partito non porta mica il 30% di voti in dote a Bersani; che, dal canto suo, sa benissimo che una coalizione senza Sel si priverebbe di tutti i voti dell’elettorato più di sinistra. Un elettorato che, d’altro canto, non può certo dirsi massimalista o estremista. Ha pur sempre espresso sindaci come quello di Milano, di Genova o di Taranto. Penso, quindi, che in sede di accordo le differenza, in questo caso, siano conciliabili.  

 

 

(Paolo Nessi)



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