BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GALLI DELLA LOGGIA/ Cari intellettuali, chi ha messo i cattolici nel "maso chiuso"?

Pubblicazione:

I cattolici ci sono o non ci sono? (InfoPhoto)  I cattolici ci sono o non ci sono? (InfoPhoto)

Non è colpa del cardinal Ruini se  la maggior parte di questi movimenti per anni sono stati indecisi tra scelta religiosa e collateralismo alla sinistra dominante in campo culturale. Estenuati da un complesso di inferiorità che dal ’68 in poi ha fatto piazza pulita di tradizione e studio del magistero, ha ridotto la portata del Concilio a una spolverata progressista nelle celebrazioni liturgiche e nel coinvolgimento dei laici, esercito di rinnovati perpetue e chierichetti incapace di educare e affascinare le nuove generazioni. Non c’era un granchè di positivo esistente, ahimè. A parte lodevoli eccezioni, cui il pontificato di Giovanni Paolo II ha dato respiro e forza. 

La parte più intelligente e accorta delle gerarchie ha capito che solo dalla cultura si poteva ripartire. Troppo tardi, forse: per anni quando si pensava a un intellettuale cattolico l’unico cognome a venire in mente era Messori, e anche quello poco gradito, agli uni o agli altri. Ma qualcosa si è fatto: dialogare davvero, senza senso di inferiorità e paure, con l’intellighenzia che gestiva i media e le idee; portando perfino qualcuno dei maîtres à penser a  considerare che questi cattolici non sono poi così male; resistere, sul terreno culturale e politico, su quei valori non negoziabili che stano tanto a cuore al Papa e ai vescovi, e resistere è stato ardito ed eroico, quando tutto, tutto congiurava al contrario. Riproporre da ogni intervento, ad ogni prolusione, i testi della dottrina sociale della Chiesa, le encicliche iluminate dei Pontefici, e peccato per la stampa gli intellettuali e i cristiani tutti, prelati e parroci e popolo, se non li hanno letti, studiati. 

I cattolici si sono visti, ci sono stati. Nel “maso chiuso” denunciato da Galli della Loggia, tra orgoglio di un’identità e risentimento? Ma il maso era un fortino sotto assedio, e ci avevano messi dentro apposta, per dar fuoco alle polveri e farlo saltare. Non ci sarebbero oggi incontri a Todi, non si discuterebbe id quale forma dare a una nuova presenza dei cattolici in politica, a torto o a ragione, se non ci fosse stato un lavoro paziente e abile di tessitura, di sostegno, di addestramento di protagonisti. Potrei fare almeno una cinquantina di nomi, e ne dimenticherei molti. 

Non saranno tutti dei De Gasperi, ma ci sono, e per oltre trent’anni, non ci sono stati. Scrivono, parlano, inventano, costruiscono. Saranno pochi, ma irrilevanti no, non mi pare. Non tutti arrivano alle prime pagine del Corriere o di Repubblica, ma lavorano nelle università, nelle opere sociali, girano le città e i paesi, sono interlocutori di molti, non solo dei cristiani. Non so se stanno elaborando a dovere un pensiero della modernità, o se il pensiero non si formi insieme all’agire, all’essere presenza dove ci è chiesto. Il pessimismo non è concesso ai cristiani. Bisogna guardare a quel che c’è, e la realtà saprà stupirci e regalarci il centuplo. C’è un lavoro per ciascuno, direbbe Eliot, ciascuno al suo lavoro. 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.