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GALLI DELLA LOGGIA/ Cari intellettuali, chi ha messo i cattolici nel "maso chiuso"?

Pubblicazione:martedì 26 giugno 2012

I cattolici ci sono o non ci sono? (InfoPhoto) I cattolici ci sono o non ci sono? (InfoPhoto)

Mi pare che il dibattito suscitato dal Dario Antiseri sul Corriere della Sera, a cui ha dato seguito l'editoriale di domenica di Galli della Loggia, abbia il merito di muovere gli animi e aiutare a ragionare, dopo anni di soggezione o di insignificanza, a come rendersi responsabili del bene comune rivalutando l’azione politica, proprio mentre tutto inneggia a un’antipolitica pericolosa e irreale, perché la natura non accetta vuoti, e soprattutto il potere. 

Non illudiamoci dunque che il grillismo guascone, come già accaduto per il leghismo e il dipietrismo, si sottragga alla logica della spartizione di posti e poltrone. Rifletto sull’intervento in queste pagine di Massimo Borghesi. Tutto vero, l’analisi sulla Chiesa “extraparlamentare”, che si rivolge direttamente alla politica attraverso il progetto culturale, e fa della difesa dei valori non negoziabili un terreno prepolitico per influenzare il Parlamento. Il difetto, nota Borghesi, è che si è trattato di un processo inevitabilmente clericale ed elitario, che non ha portato a una maturazione di una nuova classe di politici cattolici. 

Facciamo un passo indietro: se oggi in molti guardano nostalgicamente a un passato glorioso che ha tenuto insieme per 40 anni il Paese, è pur vero che la Dc si è sfasciata da sola, per insipienza dei suoi leader, per un distacco progressivo dai suoi valori fondativi e da quell’animo popolare che aveva mosso cuore e braccia di tanti speranzosi nel dopoguerra. Il cardinal Ruini, cui si deve la strategia del “rompete le righe”, sparpagliatevi qua e là, uniti su ciò che vale e ci preme, è stata  geniale e ha spronato tante personalità a giocarsi in prima persona: bisogna ricordare le battaglie sulla Legge 40, sul testamento biologico, e la nascita di quell’associazioni di fatto politiche, come Scienza e Vita, come il Forum delle Famiglie, il terzo Settore, eccetera, che con la benedizione delle gerarchie hanno spronato, dibattuto, anche aspramente, per far sentire la voce di un’antropologia cristiana come cardine dell’agire sociale  e politico.

Non è colpa del cardinal Ruini se pochi politici hanno brillato per carisma e coraggio, diventando  così rilevanti da segnare la politica tutta e convincere i cittadini. Troppo confusi, figli di ideologie che hanno lottato troppo per potersi pacificare; tropo paurosi di perdere, e per questo succubi di chi pareva nei diversi tempi ottenere il consenso. E clericali più dei preti, perché un cristiano per far politica non ha bisogno di benedizioni o di voti, mentre questo si è chiesto ai vescovi, anziché rischiare. Quanto ai movimenti, che avrebbero “assolto al compito storico di contenimento del comunismo”: in realtà hanno svolto il compito piuttosto male, perché il comunismo l’abbiamo subito e lo respiriamo ancora con il suo contraltare, il liberismo e l’individualismo sfrenati del capitalismo tuttora in auge.


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