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Politica

VERTICE UE/ Berlusconi: da Monti, indeterminatezza totale. Nel 2013, mi candido a ministro dell’Economia

L’esito dell’incontro di oggi tra il premier e il suo predecessore non è di certo stato tra i più soddisfacenti. La riunione ha avuto luogo in vista del vertice di Strasburgo del 28

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L’esito dell’incontro di oggi tra il premier e il suo predecessore non è di certo stato tra i più soddisfacenti. La riunione ha avuto luogo in vista del vertice di Strasburgo del 28 ove Monti porterà in dote all’Assemblea del Consiglio europeo la riforma del mercato del lavoro (salvo intoppi dell’ultimo minuto) e quanto fatto finora sul fronte della crescita. E, proprio su tale fronte, Berlusconi non ha nascosto le sue perplessità. Rivelando di aver ricevuto l’impressione, dalle consultazioni con il presidente del Consiglio, di una assoluta indeterminatezza rispetto alla proposte che l’Italia intende avanzare. Da quanto si è capito, sarebbe allo studio l’introduzione di quella misura anti-spread che sembrava ormai affossata dalla Merkel e che coinvolgerebbe la Bce e il Fondo Salva Stati nell’acquisto di titoli di Stato sui mercati secondari laddove il differenziale tra i bond delle nazioni interessate e gli omologhi tedeschi dovessero superare una certa soglia d’allarme. Rispetto a quanto si sapeva finora – ha aggiunto il premier – la misura non sarebbe contemplabile per i Paesi non virtuosi. Resterebbero fuori, quindi, dal meccanismo Spagna, Grecia e Portogallo. L'Italia, invece, ne farebbe parte. Al di là di questo, tuttavia, l’ex premier ha fatto presente ai suoi parlamentari che non ci sono altre idee all’orizzonte. L’unica cosa che Monti gli ha assicurato, è che è disponibile a fermarsi fino a domenica sera per raggiungere un accordo sulla crescita che consenta, il giorno dopo, una serena apertura dei mercati. Detto questo, Berlusconi ha affrontato, con i suoi, la questione del futuro del partito e delle elezioni. Ha detto di essere disponibile a fare il ministro dell’Economia con un Angelino Alfano presidente del Consiglio. Discutendo dell’ipotesi di un’asse tra il Pd e l’Udc, ha spiegato che, se realmente Casini si alleasse con Bersani, solamente il 10% dei suoi elettori lo seguirebbe. Parlando dei suoi, di elettori, ha ribadito che almeno tre quarti di essi non vede per nulla di buon occhio il sostegno che il Pdl sta dando al governo Monti. Tuttavia, ha pregato i parlamentari del Pdl si usare «toni consapevoli della responsabilità che in questo momento abbiamo».

Forse anche per smentire Bersani e Casini - che nei giorni scorsi avevano paventato il rischio del ricorso alle elezioni anticipate a ottobre, imputando a Berlusconi la volontà di staccare la spiega al governo - ha fatto sapere che l’ipotesi provocherebbe sconcerto negli elettori e l’acuirsi della crisi. In ogni caso, ha ribadito un concetto già espresso pochi giorni fa sulla falsariga della sua recente piega antieuropeista: ovvero, che se la Germania abbandonasse l’Europa, sarebbe un bene per tutti.