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GALLI DELLA LOGGIA/ Binetti: i cattolici? Sono ancora il miglior antidoto alle lobby di potere

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Uno degli interrogativi che con maggiore frequenza debbono affrontare i cattolici impegnati in tanti settori della vita del Paese riguarda le possibili convergenze e le divergenze che emergono tra le loro reciproche posizioni, quando si accingono a valutarle alla luce dei principi etici fondamentali. Non è sempre facile comprendere le ragioni che sono alla base di scelte politiche diverse, basate su di una diversa valutazione degli stessi fatti, che una volta interpretati in modo diverso possono generare comportamenti diversi, modificando le proprie prospettive.

L’attuale quadro politico-economico solleva un quesito importante per i cattolici: capire in che cosa si possa identificare il patrimonio culturale di quanti di loro intendono testimoniare la propria fede anche nello spazio pubblico. La crisi che stiamo vivendo impone nuove modalità di collaborazione, per affrontare uniti le difficoltà economiche che assediano la vecchia Europa. Ognuno degli schieramenti, cominciando dai partiti che ne fanno parte, deve sforzarsi di privilegiare un’analisi comune e condivisa dei bisogni per selezionare accordi programmatici in grado di soddisfare più, prima e meglio le esigenze che appesantiscono le famiglie italiane, le piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura imprenditoriale del nostro Paese.

I cattolici debbono imparare a collaborare in forme nuove, secondo modelli nuovi, con tutte le persone che desiderano realmente portare il Paese fuori da questa palude, che sembra attrarre cose e persone in un vortice che crea ansia e preoccupazione, assai di più di quanto non accenda la sua speranza. Una risposta, semplice e complessa al tempo stesso, è offerta dalla dottrina sociale della Chiesa, che è una sorta di cattedra continua che aiuta ad analizzare i problemi politici e sociali per rendere giustizia all’uomo, a tutti gli uomini, di qualunque condizione sociale. La Chiesa con il suo insegnamento in campo sociale svolge un ruolo profetico, e a distanza di anni, di decenni e perfino di secoli colpisce la lucidità di certe denunce, il coraggio di certe affermazioni e la bellezza di certe prospettive.

La crisi di valori che il Paese attraversa, l’immobilismo con cui resiste ai processi di trasformazione, nonostante l’evidente necessità di cambiare ritmo e modelli organizzativi e gestionali, crea una resistenza ostinata a riforme coraggiose che restituiscano ai giovani la capacità di mettersi in gioco senza abbandonare gli anziani, ad una distratta politica sociale. C’è il timore che il Paese di fatto sia ostaggio da alcune lobby potenti o di molteplici piccoli gruppi di potere, davanti ai quali i cattolici non sanno prendere una posizione chiara e forte, lottando contro l’arroganza dei prepotenti e contrastando una corruzione, oscura e strisciante, che lo aggredisce come un vero e proprio cancro. I cattolici, per non essere irrilevanti, prima di tutto hanno bisogno di essere cattolici in modo coerente e poi di aprirsi alle collaborazioni che i nuovi modelli di governo possono generare, con una premessa forte in fase programmatica. 


COMMENTI
30/06/2012 - CRISI (delfini paolo)

IL PAESE E' DI FATTO IN MANO A GRUPPI DI POTERE, COME TUTTO L'OCCIDENTE, NOI CATTOLICI POSSIAMO ESSERE L'ANTIDOTO, MA SENZA CEDIMENTI ALLA MENTALITA' IN VIGORE E SENZA FARE DA PORTAORDINI A NESSUNO, COME INVECE E' SUCCESSO NEGLI ULTIMI 30 ANNI