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Politica

LEGA/ Moncalvo (ex Padania): il congresso federale sarà la fine del Carroccio

Per LUIGI MONCALVO, quello del Carroccio è un fallimento politico di dimensioni colossali. Se guardiamo a ciò che ha portato a casa per la sua gente, vediamo che non ne è venuto nulla

Manuela Dal Lago, Roberto Maroni e Roberto CalderoliManuela Dal Lago, Roberto Maroni e Roberto Calderoli

Si apre oggi il Congresso federale che dovrà decidere il futuro della Lega Nord. Di qui a domenica, sarà eletto il nuovo segretario che subentrerà a Umberto Bossi dopo le sue dimissioni. Roberto Maroni, suo successore in pectore, ha sottolineato: “I due slogan saranno ‘Per l’Europa dei Popoli’ e ‘Prima il Nord’. Sono queste le due parole d’ordine della strategia del Carroccio del dopo-Bossi”. Ilsussidiario.net ha intervistato Luigi Moncalvo, ex direttore de La Padania, per chiedergli di commentare l’evento politico che dovrebbe decidere il futuro dei Lumbard.

Che cosa succederà nel congresso che si apre oggi?

Non succederà nulla e sarà l’inizio della fine della Lega nord. Le ipotesi precongressuali erano tre: o Bossi veniva fatto fuori, ma non sarà così, o Maroni non vinceva, ma non sarà così poiché vincerà, o si finirà con un compromesso tra Maroni e Bossi. Alla fine si sceglierà una soluzione democristiana tanto cara al cuore di Maroni, che avrà come conseguenza quella di fare declinare irreversibilmente la Lega oltre il punto basso cui è già arrivata.

Secondo lei Bossi non andava salvato?

Fare fuori Bossi è nella logica delle cose perché con quello che è avvenuto, solo un minus habens può pensare che l’Umberto non fosse informato di quanto avveniva. Il Senatur nelle ultime settimane ha fatto di tutto per accettare qualunque compromesso e la clausola numero uno era che non toccassero né lui né la famiglia, rivelandosi quindi come uno che pensa innanzitutto a se stesso anziché al destino del partito.

Che cosa avrebbe dovuto fare Maroni?

Maroni doveva avere il coraggio per fare veramente piazza pulita, ma non c’è riuscito. Come del resto non ha avuto il coraggio di prendere una serie di altre decisioni, per esempio partecipare alla votazione per l’arresto di Lusi o giocare un ruolo da protagonista nelle riforme. Tra qualche mese grazie a questo compromesso tornerà sulla breccia Rosi Mauro, che tutte le sere è segnalata a casa di Bossi a dare consigli o a tessere trame contro questo o quello. Ormai la Lega è il partito non più a favore di qualcosa, ma contro qualcuno, in cui i regolamenti di conti continueranno per mesi o anni. Bossi è di fatto la Corte Suprema di Cassazione, cui spetta il compito di decidere se espellere o no i militanti con almeno 20 anni di iscrizione. E questo fa capire a che punto siamo arrivati.

E’ davvero pensabile e immaginabile una Lega senza Bossi?