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Politica

LEGA & M5S/ Caldarola: la differenza? I grillini sembrano governati dal Gf

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Non esistono “nativi” leghisti, ovvero personaggi sorti dal nulla, in una determinato territorio e in una fase storica precisa, privi di collegamenti con mondi precedenti. Nel movimento sono confluiti diverse personalità che avevano avuto esperienze di un certo tipo, magari all’interno della Dc, o provenienti dal mondo dell’imprenditoria.  L’M5S, invece, punta fondamentalmente sugli sconosciuti, sugli “inesperti” e sulla giovane età.

Crede che le differenze di fondo possano riguardare anche la logica delle alleanze?

Certamente. La Lega ha sempre avuto in testa una strategia di alleanza. Anche quanto parlava con toni forti di secessione, per dare una bandiera alle propria gente, si è sempre immaginata in connessione con altre forze politiche. Prevalentemente con il centrodestra, salvo una fase, all’indomani della caduta del primo governo Berlusconi, in qui si è alleata anche con il Pds di D’Alema. Il Movimento di Grillo, invece, oltre ad essere antisistemico è anche antipolitico. E sembra intenzionato a rimanere da solo. Il che rende indecifrabile il suo obiettivo. Come intende governare il Paese? D’altro canto, queste caratteristiche lasciano aperti numerosi interrogativi anche sul proprio modello decisionale.

Cosa intende?

Ogni decisione sembra delegata a questa sorta di cerchio magico di cui fanno parte Beppe Grillo e il suo guru di fiducia.

E’ pensabile i grillini possano governare una città possa riuscirci senza abbandonare questo modello?

E’ molto difficile. Anche nell’ipotesi auspicabile che i sindaci grillini si rivelino dei talenti, il modo in cui sono collegati al proprio centro politico di comando, attraverso la rete, ricorda più il Grande Fratello che una democrazia. Il carattere stentato della sorti di Pizzarotti è anche frutto del severo controllo che al di fuori di Parma viene esercitata sulle sue mosse. Si ha l’impressione di personaggi eterodiretti. Intendiamoci: capita in tutti i partiti - e spesso - che le strutture centrali riescano a sopraffare quelle locali. Nel caso del grillismo, tuttavia, il centro in questione non è sottoposto ad alcuna verifica, salvo quella della rete. Che può esser considerata una delle forme della democrazia. Ma non è la democrazia.

A quali condizioni l’M5S potrà esprimere una classe dirigente locale?

Credo che in questa prima scrematura dovuta alla crisi dei partiti tradizionali assisteremo al sorgere di personaggi nuovi e di probabili talenti. Si tratta pur sempre di persone che stanno lavorando sul territorio, con una  certa passione politica. Se tale selezione potrà portare alla nascita di una classe dirigente, tuttavia, è troppo presto per dirlo. 

 

(Paolo Nessi)

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