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SCENARIO/ La vittoria che lascia a Maroni un mazzo di spine (e un Bossi di meno)

Pubblicazione:lunedì 4 giugno 2012

Immagine d'archivio (Infophoto) Immagine d'archivio (Infophoto)

Moltissimi suoi militanti sono disgustati dal nauseabondo quadro emerso dietro le quinte di via Bellerio. Maroni dovrà remare duro per rimontare la corrente. Cominciando, nel congresso federale, a cambiare le regole, ma anche i comportamenti che hanno assegnato un potere assoluto al Capo. Riorganizzando e rimotivando la periferia. Soprattutto, mettendo a punto un programma di cui nei congressi regionali non si è sentito il minimo accenno. Di dichiarato c’è solo l’obiettivo: diventare il partito di riferimento del Nord. Che è come dire, oggi, di voler andare in cima all’Everest in t-shirt e scarpette da ginnastica.

Malgrado lo sfacelo non del cerchio, ma del circo Bossi, la Lega ha ancora molte risorse al proprio interno, cominciando da una rete di sindaci e amministratori locali che tanti elettori anche non leghisti hanno imparato ad apprezzare in questi anni. Dopo oltre vent’anni di proclami seguiti da altrettanti fallimenti dell’Uomo Solo Al Comando, è tempo di mandare in rottamazione tutto il folklore a base di ampolle, padanie, secessioni, elmi con le corna e grida scomposte; e mettersi a lavorare per dare risposte vere a quella questione settentrionale che tutti i partiti, Carroccio compreso, hanno fin qui colpevolmente ignorato. Altrimenti, bene che vada il futuro della Lega sarà la versione seconda Repubblica del vecchio Psdi della prima. Non proprio il massimo, decisamente.



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