Politica
mercoledì 6 giugno 2012
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L’annuncio di una “novità epocale” in grado di cambiare la politica italiana, lanciato dal Popolo della Libertà alla vigilia delle elezioni amministrative, ha fatto accendere i riflettori sulle nuove “pazze idee” di Silvio Berlusconi. Da giorni si costruiscono scenari diversi a partire dalla registrazione del marchio “Italia Pulita” effettuata dal tesoriere del Pdl, Rocco Crimi. C’è chi ipotizza la nascita di liste civiche movimentiste collegate al partito per raccogliere il voto anti-politico e chi autentiche rivoluzioni di un contenitore considerato ormai superato. «Non mi sembra questo né il problema principale, né, soprattutto, la soluzione ai nostri problemi – spiega a IlSussidiario.net l’ex ministro del Welfare, Maurizio Sacconi –. Se alcuni segmenti della società decidessero di dare il proprio contributo unendosi al Pdl concorrerebbero al nostro obiettivo maggioritario. Se invece queste spinte fossero sollecitate dal nostro interno costituirebbero solo un fattore disaggregante». Il Popolo della Libertà in questo momento non ha quindi bisogno di grandi trovate? Dobbiamo partire da un’esigenza. In Italia, quell’area sociale che produce e che lavora, è ancorata ai valori non negoziabili della tradizione nazionale e comprende i moderati, i riformisti e gli autonomisti, ha bisogno di una rappresentanza quanto più unitaria possibile per poter aspirare a una prospettiva maggioritaria. Questa unità deve innanzitutto riguardare le espressioni che conosciamo della politica organizzata. Mi riferisco a leader come Alfano, Maroni e Casini. A loro si possono poi aggiungere fondazioni, associazioni, corpi sociali organizzati e tutti quei soggetti dotati di autentica rappresentatività che possono concorrere a questa prospettiva. In questo quadro il compito del Pdl è chiaro ed essenziale. Cosa intende dire? Il Popolo della Libertà deve essere sempre di più motore di aggregazione. Un compito a cui Alfano si sta dedicando con grande impegno e che richiede un ulteriore sforzo di coesione da parte di tutti. L’unità interna, cui ha fatto appello Silvio Berlusconi nei giorni scorsi, è fondamentale in vista del lavoro che ci attende. Non si aggrega infatti disaggregandosi. Chiunque introducesse ragioni di disgregazione al nostro interno creerebbe solo degli ostacoli alla più ampia convergenza dei moderati, dei riformisti e degli autonomisti. Coesione e rinnovamento possono comunque andare di pari passo? Certamente. La capacità di autorigenerazione del Pdl, a mio avviso, deve essere legata alla riuscita di questo progetto aggregativo. La tensione a questo obiettivo determinerà necessariamente un rinnovamento progettuale e organizzativo. È l’altezza dello scopo, infatti, il migliore viatico per il cambiamento. Lei ha fatto riferimento alla Lega Nord e all’Udc. La strada verso la ricomposizione del centrodestra sembra però ancora lunga. Per quanto riguarda la Lega, Roberto Maroni sta assumendo sempre più la guida del partito, ci auguriamo in un rapporto di collaborazione con il suo storico leader. Le sue recenti dichiarazioni in favore del modello bavarese sono comunque delle vere e proprie aperture al dialogo. Non dimentichiamo che l’interlocutore del partito autonomista bavarese è un partito nazionale con il quale si federa. Dall’Udc invece che tipo di segnali sono arrivati?
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