BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Politica

PRESIDENZIALISMO (?)/ D’Alia (Udc): la proposta Alfano-Berlusconi è sbagliata

GIANPIERO D’ALIA spiega che, se l’idea di introdurre fosse presa in seria considerazione, si andrebbe a elezioni, nella migliore delle ipotesi, tra luglio e settembre dell’anno prossimmo

InfophotoInfophoto

No, non scherzavano. Quando Berlusconi e Alfano avevano proposto l’introduzione del semi-presidenzialismo e del doppio turno alla francese, per lo più si era ipotizzato che si trattasse dell’ennesima sparata dell’ex premier, cui il segretario aveva dato corda giusto per compiacerlo come si fa con gli anziani. Nessuno li aveva presi del tutto sul serio. Ora, invece, Alfano ha presentato i 5 emendamenti che saranno depositati in Senato per modificare il Ddl di riforma costituzionale sul quale Pdl, Pd e Udc hanno lavorato in questi mesi. Detto ciò, la fattibilità dell’operazione resta decisamente bassa. L’Udc, per esempio, non sarà della partita. Il Senatore Gianpiero D’Alia spiega a ilSussidiario.net perché. A partire dal riassunto delle precedenti puntate: «Abbiamo lavorato, assieme al Pdl e al Pd, per quattro mesi, ad un testo che, prevalentemente, prevede quattro importanti cambiamenti: la riduzione del numero di parlamentari, il rafforzamento dei poteri del presidente del Consiglio, il superamento del bicameralismo perfetto e la fiducia costruttiva. Si è trattato di un lavoro complesso, sia dal punto di vista tecnico che politico, che ha prodotto come frutto un testo approvato quasi all’unanimità in commissione Affari costituzionali». Tale testo risulterebbe stravolto dagli emendamenti. «Se prima il Pdl concordava con noi sull’ipotesi del premierato forte (che potrebbe, volendo, preludere al presidenzialismo), oggi ha cambiato idea. Che è lecito, per carità. Ma la proposta dovrà essere nuovamente riesaminata, sotto il profilo politico e tecnico. Il che richiederebbe tempi del tutto incompatibili con la necessità di approvare una riforma costituzionale entro questa legislatura. Dal punto di vista procedurale siamo fuori dai tempi massimi». Per intenderci: «Se anche Camera e Senato votassero gli emendamenti del Pdl, in prima e in seconda lettura, senza discuterli (ipotesi del tutto irrealistica), arriveremmo a fine settembre; a quel punto, avremmo 4-5 mesi di tempo per varare le leggi elettorali che riguardano il Parlamento e il capo dello Stato, il suo conflitto di interessi e tutte le norme collegate alla modifica delle sue funzioni. Il tutto, inoltre, dovrebbe avvenire con una maggioranza qualificata dei due terzi del Parlamento senza, quindi, rendere necessario un referendum confermativo». Posto che l’impresa riuscisse, le tempistiche per indire nuove elezioni non sarebbero accettabili. «Si andrebbe a votare a luglio dell’anno prossimo per l’elezione del presidente della Repubblica e a settembre per il nuovo Parlamento. Non possiamo permettercelo».