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Politica

CORRADO PASSERA/ Voci di indagine a carico dell'ex ad di Banca Intesa: sponda con l'estero per far pagare meno tasse alla banca

Corrado Passera è indagato dalla procura di Biella per presunti reati fiscali. Secondo quanto riportato da La Stampa, infatti, il ministro sarebbe indagato ma per ora nessuna conferma

Foto: InfoPhotoFoto: InfoPhoto

Secondo quanto riportato da La Stampa e ripreso oggi da diverse altre testate, il ministro dello Sviluppo Economico del governo Monti sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati per presunti reati fiscali legati ad operazioni di “arbitraggio fiscale internazionale” commesse da amministratore delegato di Intesa Sanpaolo tra il 2006 e il 2007. Inoltre Corrado Passera sarebbe anche indagato per “dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici” e per dichiarazione infedele, in quanto rappresentante firmatario della dichiarazione fiscale per il 2006. L'entourage del Ministro al momento nega che vi siano conferme dell'avvenuta consegna dell'avviso di garanzia a Passera, come anche dell'effettiva iscrizione a registro dell'ex ad di Banca Intesa. L’indagine, secondo quanto riportato dai media, sarebbe iniziata a seguito di una verifica condotta dalla Guardia di finanza di Milano, ma si era poi conclusa con un processo verbale di contestazione all’Agenzia delle Entrate. La documentazione fiscale è poi stata trasmessa all’autorità giudiziaria perché sarebbe stato riscontrato il reato. Secondo l’Agenzia delle Entrate, infatti, l’operazione sarebbe stata messa in piedi per riuscire a ottenere dei benefici di carattere fiscale. Il Giornale, dà spazio allo staff di Passera, che fa sapere che “vista la tipologia dell'ipotetico reato contestato, sarebbe circoscritto all'incarico precedentemente svolto dal ministro”. Un’operazione simile aveva invece visto coinvolto ai primi di giugno Alessandro Profumo, attuale presidente di Mps ma ex amministratore delegato di Unicredit. L’inchiesta “Brontos” della procura di Milano ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Profumo e altre 19 persone, a cui la procura contesta di "avere, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in concorso e previo accordo tra loro, nelle rispettive qualità sottoindicate, al fine di evadere le imposte sui redditi e cagionando un danno patrimoniale di rilevante gravità, costruito una struttura complessa e artificiosa, predeterminata in ogni sua articolazione, così da non comportare alcun rischio economico o finanziario, unicamente volta a generare, sotto il profilo della rappresentazione contabile, proventi nella forma di interessi, che artatamente invece prospettavano dividendi ai fini della imponibilità fiscale, prevista solo nella misura del 5% del loro ammontare lordo". Sempre secondo l’accusa, Profumo e gli altri indagati avrebbero "falsamente rappresentato nelle scritture contabili dapprima e nelle dichiarazioni dei redditi poi, in conseguenza, la natura fiscale dei proventi conseguiti da Unicredit Corporate Banking Spa, Unicredit Banca Spa, Unicredit Banca di Roma Spa qualificandoli come dividendi invece che come interessi attivi, così conseguendo un'indebita esclusione dal reddito imponibile di una quota pari al 95% di tali proventi".