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SCENARIO/ Sardo (Unità): la lezione di Squinzi al Prof? La finanza non basta...

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Giorgio Squinzi - Infophoto  Giorgio Squinzi - Infophoto

Di questi tempi lo spread ha ripreso a viaggiare alle stesse altitudini dell’ultima fase berlusconiana. Che, per inciso, fu l’ultima proprio perché, soprattutto a causa dell’ampiezza dei differenziali tra i nostri Btp decennali e gli omologhi tedeschi, le pressioni divennero tali da obbligare il precedente governo a dimettersi. Sta di fatto che sotto questo profilo non è cambiato nulla. Sarà questo il motivo dell’irritazione di Mario Monti. Il premier, replicando al presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che aveva paventato il rischio di macelleria sociale per i tagli contenuti nella spending review, ha affermato: «dichiarazioni di questo tipo, come è avvenuto nei mesi scorsi, fanno aumentare lo spread e i tassi a carico non solo del debito ma anche delle imprese, e quindi invito a non fare danno alle imprese». Abbiamo chiesto a Claudio Sardo, direttore dell’Unità, di commentare la vicenda.  

Se lo spread viaggi sopra i 450 punti base, è colpa di Squinzi?

Ovviamente no. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in una lunga intervista al Corriere della Sera, ha fornito una spiegazione più ragionevole, addebitando alle ragioni interne non più dei due quinti delle colpe mentre i rimanenti tre quinti dipendono dall’incapacità dell’Europa di dare una risposta alla crisi in termini politici.

Non crede che buona quota delle colpe spettino agli attori dei mercati finanziari che stanno sfruttando a proprio vantaggio la situazione per speculare sulla crisi?

Che la finanza abbia acquisito una predominanza sulla istituzioni democratiche è un dato di fatto. Ma a fronte di un tale scenario, la politica non è stata e non è in grado di ribaltare la situazione.

In ogni caso, perché Monti si è stizzito in quella maniera?

Il premier è tanto cortese quanto permaloso; e non sopporta, in particolare, le critiche provenienti dalla classe dirigente del Paese. Tanto più che Squinzi, finora, sta mostrando una certa indipendenza di pensiero. In pochi hanno notato come il primo rapporto del Centro Studi di Confindustria pubblicato sotto la sua presidenza si sia rivelato privo delle tipiche edulcorazioni, modifiche e correzioni dei rapporti precedenti. Questo, non era mai accaduto. Sarebbe interessante, quindi, se si ponesse l’accento su come quei dati, in passato, fossero stati passati al setaccio onde evitare particolari dispiaceri al governo. Per carità: non mi illudo che il nuovo capo degli industriali prenda le difese del lavoro dipendente. Ma bisogna riconoscere che, inoltre, ha una certa concezione delle autonomie sociali.

Cosa intende?



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