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SCENARIO/ Pombeni: una nuova Costituente? Sì, ma "fuori" dal Parlamento...

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In realtà non è così semplice, anzi è comprensibilmente complicato, perché quel meccanismo è stato pensato contro eventuali colpi di mano di stampo autoritario. D’altra parte non si può procedere per continue toppe. Occorre scegliere la strada che allo stato delle cose ci può assicurare maggiore organicità, per questo l’ipotesi di una commissione esterna mi sembra la più sensata. Non difetterebbe di visione, sarebbe «altra» dalla politica politicante, esprimerebbe il Paese in cui ci troviamo e non quello che sognamo.

L’Assemblea costituente del ’46 era composta da persone di grande cultura istituzionale. Quel momento è davvero irripetibile?

Su questo punto occorre fare attenzione a non costruire mitologie. Non dimentichiamo che a lavorare alla Costituzione fu un gruppo di 75 persone, le altre facevano numero e votavano secondo le indicazioni dei partiti. Bisogna poi tener presente che nel gruppo dei 75 il nucleo «pensante» era in realtà ancora più ristretto, volendo essere generosi una trentina di persone al massimo. I partiti ebbero la lungimiranza di lasciare spazio a questo nucleo di persone particolarmente capaci di visione generale. Poi il tempo ha confermato le loro scelte.

Non crede che oggi manchi quasi del tutto questa capacità di vedere (e fare) l’interesse generale?

Certamente non c’è negli attuali gruppi parlamentari, ma non era diffusissima neanche allora. Il fatto che fossero stati eletti uomini come Dossetti, la Pira, Moro, Fanfani, Togliatti, Basso, Mortati dipese anche dal fatto che per 30 anni non si era fatta politica. Ovvio che per molte di queste personalità fare politica volesse dire ripensare la politica. Questa circostanza mise in luce le loro grandi qualità favorendo la germinazione di grandi cose.

E oggi?

Nella società civile c’è ancora gente che pensa − e fa − in grande, anzi senza di essa potremmo chiudere il Paese. Come questa classe politica ha deciso di mettersi nelle mani di Mario Monti perché si è accorta di non farcela, allo stesso modo potrebbe risolversi ad un cambio di passo nei modi che le ho detto.

È addirittura all’ipotesi un prolungamento dell’impegno di Monti, anche se l’interessato ha detto di non volersi candidare nel 2013.

In questo momento la classe politica sembra cercare tutte le strade per non confrontarsi con il Paese reale: è terrorizzata dalla prospettiva di andare a elezioni in cui la gente voterebbe con l’idea che se i politici non ci fossero, avrebbe da guadagnarci. Ma è qui che sbaglia, perché per rilanciare la sua centralità ha bisogno di questo rapporto esterno. Deve recuperarlo. Da sola, infatti, non ce la farà mai: è ormai senza fiato.

 

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