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CDA RAI/ Il sì alla Tarantola non chiude la partita

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Monti volutamente ha violato la procedura, perché l’indicazione del Dg sarebbe dovuta avvenire dopo l’insediamento del Cda. Ma la mossa serviva a chiarire che in RAI la musica era destinata a cambiare.

Forse sono troppo ottimistici i proclami di vittoria di Sergio Zavoli, secondo cui da oggi l’ente radiotelevisivo di Stato è una realtà diversa. Ci vorrà del tempo e un prevedibile corpo a corpo con le sabbie mobili della burocrazia aziendale, la cui dirigenza accoglierà probabilmente come due marziani il duo Tarantola - Gubitosi.

Eppure qualcosa si muove, basti pensare che la scure dei tagli si è già abbattuta  sul Cda. I nuovi consiglieri non avranno più ufficio, né segretaria, il risparmio sarà sensibile. Andranno in RAI solo per le sedute del Cda, non vi albergheranno in permanenza come avvenuto sino ad oggi in qualità di proconsoli dei rispettivi politici di riferimento.

E’ un primo passo, ma potrebbe non bastare. Di sicuro per salvare la RAI servirà – è il caso di dirlo – una cura da cavallo. E le beghe intorno al nome del successore di Alberto Maccari al TG1 (Mario Calabresi o Mario Orfeo), oppure a Raiuno oggi guidata da mauro Mazza, potrebbero essere una questione secondaria.

 



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