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Politica

IL CASO/ Il dopo-Monti, tra autocandidature e bluff

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Quello che ci si chiede, anche di fronte a queste semplici “voci”, è se tutto questo sia il percorso più lineare e migliore per il rinnovamento della politica italiana. C'è la necessità in questo momento di un autentico rinnovamento della classe politica italiana, di un grande dibattito democratico che porti a scelte coraggiose e a una autentica rappresentanza della società civile italiana. E' difficile immaginare che questo possa verificarsi al di fuori delle grandi culture politiche che hanno caratterizzato la storia italiana dall'ultimo dopoguerra. Si possono rinnovare queste culture politiche , anzi si devono rinnovare, ma non sostituire con improvvisate operazioni  di marketing o di autocandidature.

Le  “novità” improvvisate, alla fine, hanno il respiro corto, possono illudere i cittadini per un periodo di tempo breve. Poi arriva sempre il momento in cui si misura la capacità di iniziativa politica di un leader, poi quella di governare in base a un programma realistico da indicare e anche sulla presenza nel territorio di un'organizzazione politica, così come era per i vecchi partiti politici italiani.

Non sarebbe il caso che, in una fase storica come questa, i protagonisti della politica o degli aspiranti politici ripartissero dai fondamentali di una società democratica e rinunciassero, una volta per tutte, ai colpi di scena ? Con tutto il rispetto che si deve a chi si impegna nel dibattito civile e politico, come “Italia futura”, qualcuno potrebbe chiedere a questi aspiranti leader: “Ma dove siete finiti?”

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